Siria: allarme Onu, catastrofe per i bambini rifugiati

BEIRUT  – Un’intera generazione di bambini siriani rimarrà segnata a vita dal trauma della guerra in corso nel loro Paese e più di 3.500 minori, rifugiati in Libano e Giordania, sono senza genitori: la spaventosa fotografia è stata scattata dall’Onu e mostrata in un rapporto diffuso all’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr).

– Il mondo deve agire per salvare dalla catastrofe una generazione traumatizzata, isolata e sofferente di bambini siriani – ha detto Angelina Jolie, inviata speciale dell’agenzia delle Nazioni Unite.

– Se non agiamo in fretta, una generazione di innocenti diventerà per sempre vittima di una guerra spaventosa – le ha fatto eco l’Alto commissario Antonio Guterres.

In oltre 70mila famiglie di rifugiati, sottolinea il rapporto, non c’è il padre e più di 3.700 bambini sono senza genitori. Oltre la metà non va a scuola e molti sono costretti a lavorare. Sia in Libano sia in Giordania sono stati riscontrati casi di bambini costretti a lavorare fin dall’età di 7 anni, anche “per molte ore e con una paga bassa, a volte in condizioni di pericolo o sfruttamento”.

Ad esempio, la maggior parte dei 680 piccoli negozi nel campo profughi di Zaatari, in Giordania, impiega bambini. La ricerca dell’Unhcr denuncia “una vita dolorosa di isolamento, esclusione e insicurezza per molti bambini rifugiati”. Quasi un terzo degli intervistati ha detto di uscire di casa al massimo una volta alla settimana, “quando per casa si intende un appartamento stipato di gente, un rifugio provvisorio o una tenda”.

Gli autori del rapporto hanno anche ascoltato casi di bambini che vengono addestrati a combattere in previsione di un loro ritorno in Siria. Un altro fenomeno allarmante è la mancata registrazione all’anagrafe dei nuovi nati, che rischiano di rimanere delle non-persone. Una recente indagine fatta dall’Unhcr in Libano su questo aspetto specifico ha accertato che il 77 per cento dei 781 neonati presi in considerazione non avevano certificati di nascita. Questo mentre in Siria si continua a combattere nei vari teatri di guerra. Uno dei più caldi è il fronte del Qalamun, la catena montuosa tra Damasco e Homs, al confine con la Bekaa libanese.

Da qui migliaia di miliziani Hezbollah sono giunti a sostegno delle forze lealiste di Damasco per “ripulire” – nel gergo del regime siriano – la zona dai “terroristi”, così come vengono definiti dalla stampa ufficiale siriana i ribelli ostili al presidente Bashar al Assad. Dopo aver preso il controllo di Qara e Dayr Atiye, i lealisti sostenuti dall’artiglieria e dall’aviazione si concentrano ora su Nebek, lungo l’autostrada Damasco-Homs. Intanto Damasco continua a essere obiettivo di colpi di mortai sparati dai sobborghi dove si danno battaglia forze del regime e ribelli. Alcuni razzi sono caduti nei pressi dell’antica Moschea degli Omayyadi, nel cuore della città vecchia, uccidendo – secondo il bilancio non verificabile dei media del regime – quattro persone e ferendone oltre 20. La moschea era stata già colpita nei giorni scorsi per la prima volta da un colpo di mortaio che aveva danneggiato un mosaico della corte interna.

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