Plenaria Cgie, Belloni (Mae): “Chiuderemo altre sedi diplomatico-consolari”

ROMA– “Istituzionalmente mi chiedo se è giusto che io sia qui, oggi, se mi considerate un nemico: è un’affermazione ignorante, nel senso che chi la fa ignora che l’Amministrazione è stata l’unica a cercare di difendere il bilancio e cercato di spiegare e difendere le ragioni del Mae a favore di determinate strutture. Se dite che siamo nemici allora non sapete che abbiamo cercato di salvare il salvabile”. Direttore generale per le risorse e l’innovazione della Farnesina, Elisabetta Belloni è intervenuta alla plenaria del Cgie per illustrare ai consiglieri il nuovo piano di chiusure consolari.

Non ha nascosto la sua amarezza, di più, il suo disappunto nato dopo l’aver letto alcune dichiarazioni di consiglieri che l’hanno colpita “molto, personalmente”.

Rassicurata dal segretario generale Elio Carozza, (“pensare alla Farnesina come un nemico non è la posizione del Cgie, ma di singoli consiglieri o singoli parlamentari”), all’Ambasciatore Belloni è “tornato il buonumore”.

 

Di fronte alla necessità di chiudere delle sedi “ci siamo rimasti tutti molto male: per noi parlare di chiusura anche della più piccola sezione consolare è molto doloroso”. Per questo “per un funzionario dello stato è veramente umiliante e offensivo vedere certe strumentalizzazioni. Siamo sulla stessa barca e dovremo cercare un’alleanza per trovare una voce comune che ci difenda in Parlamento”.

Per delineare il quadro generale entro cui ricomprendere la riorganizzazione delle sedi, Belloni ha ricordato che il bilancio del Mae è di 1,8 miliardi di euro, ma “un terzo è una partita di giro, significa che il Ministero delle Finanze può tenerseli per assegnarli alle organizzazioni multilaterali, di tipo onusiano”.

“Un’altra parte, pari a 230-240 milioni è destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo”, cioè alla cooperazione, e dunque “non vengono più toccati. Quello che rimane è utilizzato per il personale, tutto il personale dagli ambasciatori ai contrattisti. Rimangono 166milioni di euro”, ha precisato e su questa cifra “risparmiare 8 milioni” – cioè quanto stimato dalla chiusura delle prime 13 sedi – non è banale.

Prima di entrare nel merito, però, Belloni è voluta tornare sull’Ise (indennità servizio estero) su cui si era già confrontata nel Comitato di Presidenza col Cgie e, in una puntata di “Italiani nel mondo chiamano Roma” col senatore Micheloni, che è tornato sull’argomento in una intervista pubblicata da Panorama e contestata da Belloni. “Proporremo la revisione dell’Ise perché ce lo chiede il Parlamento e l’opinione pubblica ma – ha aggiunto – sfido chiunque a dimostrare che risparmieremmo: oggi già usiamo il sistema più economico per lo Stato; gli altri Paesi usano il sistema del rimborso, noi no”

Ha quindi negato che lo stipendio medio al Mae è di 200mila euro netti l’anno.

E arriviamo alla “lista” fornita al Cgie mercoledì, con 32 tra ambasciate, consolati, sportelli consolari, istituti italiani di cultura e sezioni distaccate di IIC, cui ierise ne è aggiunta un’altra: Saarbrucken. Dunque 33 in tutto.

“Le chiusure – ha ribadito Belloni – sono un obbligo di legge: non ci piacciono e non le volevamo fare. Abbiamo cercato di contenere i danni. Entro dicembre 2013 la legge ci dice di chiudere 33 sedi al netto delle aperture”.

Dunque, “Venti chiuderanno sicuramente, ma se ne chiudiamo 25 ne possiamo aprire altre 5 in base all’orientamento sugli obiettivi di Destinazione Italia”, che significherebbe “essere meno presenti come numero di funzionari nei paesi europei per rinforzare le aree dove dobbiamo conquistare posizioni”, Africa e Sud Est Asiatico in primis.

Concludendo, Belloni ha detto di aspettarsi dal Cgie un parere che contribuisca a far stilare una lista definitiva, in base alla quale verranno decisi i tempi “che saranno dilazionati nel 2014 e forse nei primi mesi del 2015”. Infine, il Mae è “aperto a suggerimenti pratici per i servizi sostitutivi”.

 

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