Plenaria Cgie, la ristrutturazione del Mae nell’occhio del ciclone

Pubblicato il 29 novembre 2013 da redazione

ROMA  – Un lunghissimo dibattito ha fatto seguito all’intervento con cui il Direttore Generale Elisabetta Belloni (Dgri) ha confermato al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero che da qui al 2015 chiuderanno altre 20 (più o meno) sedi diplomatico-consolari.

Posto che il compito del Cgie è fornire – in un parere – indicazioni e suggerimenti, i consiglieri sono intervenuti al dibattito sia per sottolineare le peculiarità delle sedi “in pericolo”, che per proporre soluzioni alternative.

Petruzziello (Brasile) si è chiesto perché, se la motivazione della chiusura è economica, Recife è nella lista.

– Il Consolato – ha detto – è piccolo ma ha un territorio che comprende 9 stati brasiliani per un territorio 5 volte l’Italia e la Fiat ha appena aperto una sua fabbrica. Oltre ai turisti, nella regione ci sono i 2/3 degli italiani detenuti in Brasile. Il consolato americano nella regione ha 101 dipendenti!.

Mangione (Usa) ha ricordato che “nessuna legge, eccetto il Decalogo, è scritta sulla pietra quindi il Parlamento può modificare queste tagliole”.

Senatore del Pd eletto in Nord America, Renato Turano si è “preoccupato moltissimo” a sentire l’intervento di Belloni:

– Noi cerchiamo di dare servizi ai connazionali con le risorse che abbiamo, e possiamo farlo solo se ci mettiamo insieme – ha detto -. Siamo sulla stessa barca? Allora remiamo insieme: noi abbiamo cercato di farlo”. Se “sono emersi dei dubbi è perché l’Amministrazione non è stata trasparente. Io sono stato imprenditore per 51 anni e so cosa significa avere fondi o no e dove si deve cominciare a tagliare se non li si ha. Il problema è che al Mae alcune cose vengono imposte, e può anche essere giusto, ma servirebbe una buona spiegazione a corredo.

Preoccupata anche Filomena Narducci (Uruguay) per tutto il Sud America dove “la rete consolare è già deficitaria”. In Uruguay è previsto il declassamento di Montevideo, dove gli italiani sono 120mila.

– Approfondite la situazione locale prima di chiudere – ha suggerito -. Siamo d’accordo su trasferimento della sede del Consolato in quella dell’Ambasciata che è sede demaniale.

De Martino (Venezuela) si è detto “perplesso”. Nel suo intervento ha accennato all’importanza di Maracaibo, nell’ambito del petrolio, e alla piaga dei sequestri.

Per il deputato Pd Fabio Porta “più che la mancanza di risorse manca la capacità di fare sistema”.

Ha concluso annunciando la convocazione del Comitato della Camera la prossima settimana.

Per Mariano Gazzola (Argentina) è “un errore difendere ciascuno il suo: ci chiedono di dare un parere su un piano, senza darci tutti i dati perché è chiaro che non è la stessa cosa chiudere un consolato o uno sportello consolare. e poi qualcosa non mi torna: si parla di mercati emergenti e poi nella lista c’è tutto il Sud America! Venezuela, Argentina, Brasile ed Uruguay non vengono considerati mercati emergenti?”.

Quanto ai contrattisti, Gazzola ha detto all’Ambasciatore Belloni che “in Argentina fanno un ottimo lavoro, lo stesso se non di più de dipendenti di ruolo”.

Senatore Pd eletto in Australia, Giacobbe ha sostenuto la necessità di discutere su tre cose: “quali criteri usate per decidere dove chiudere; una analisi finanziaria dettagliata; servizi alternativi”.

A Belloni che, a inizio seduta ha informato il Cgie dell’amarezza con cui ha letto alcune dichiarazioni, Schiavone (Svizzera) ha ricordato che anche lui era parecchio arrabbiato a giugno scorso quando, “dopo cinque giorni alla Farnesina, solo tornato a casa ho scoperto dalla stampa che si chiudevano 13 sedi consolari. Mi sono sentito profondamente umiliato. Allora la moralità dove sta? L’educazione e il buon senso dove vige? Noi siamo da sempre disponibili a fare proposte: il Cgie da tempo sottolinea che alla modernizzazione del Paese debba corrispondere la modernizzazione della Pubblica Amministrazione nel mondo. E ricordiamoci che se vengono meno i consolati anche i Comites sono messi in discussione e il giocattolo implode”.

Pinto (Argentina) ha spiegato a Belloni che “pensare di dirottare i connazionali dalle agenzie consolari di Moron e Lomas de Zamora a Buenos Aires è una pazzia. Giù da anni sono oberati di lavoro”. Pinto ha poi ricordato che “l’allora ministro Terzi nel dicembre 2012 disse che per 3 anni l’Argentina sarebbe stata fuori dai piani di chiusura”.

Per Arona (Argentina) “sarebbe bene riflettere sulle proposte dei parlamentari e dei consiglieri sulle chiusure in Europa”, mentre Nardelli (Argentina) ha ricordato che “tagliare a volte non significa risparmio. Per Nardi (Svizzera) la rete consolare in Svizzera “si sta sciogliendo come i ghiacciai”.

A preoccupare Carozza il fatto che nella lista ci siano anche gli sportelli consolari: “toccarli dovrebbe essere l’ultima operazione da fare, perché si risparmia poco, o molto poco, ma si va a toccare la ferita aperta dei servizi”.

A tutti l’Ambasciatore Belloni ha risposto nella sua replica.

– Terremo conto di quello che avete detto – ha rassicurato -. Spero che nel vostro parere ci diate qualche indicazione pratica da mettere nelle osservazioni che stiamo raccogliendo. Grazie a chi ha compreso il senso di questo esercizio e ha indicato criticità specifiche. Nessuno di voi ha parlato del numero delle sedi quando è quello che la legge ci chiede di fare: chiudere una percentuale precisissima delle strutture. Non abbiamo molti margini con la matematica: se non tocco uno sportello, tocco un consolato, rendetevene conto. Il Mae oggi ha 319 strutture, dobbiamo tagliarne 33. deve essere chiaro che io devo arrivare a 33. Magari potessimo fare come a Montevideo: è un trasferimento di sede che di fatto non cambia nulla. Così come è “finta” la chiusura di Reykyavik che in realtà non ha mai aperto perché non avevamo soldi. In tutti gli altri casi sarà chiusura vera.

Sulla trasparenza dei dati sulle retribuzioni del Mae, Belloni ha concesso che si può fare di più per renderle comprensibili. Al senatore Giacobbe che chiedeva dei criteri, Belloni ha risposto che l’approccio è giusto, ma che alla fine “rimane il vincolo del numero. Secondo la legge il risparmio può essere anche di 100mila euro, ma dal numero di sedi da chiudere non mi posso spostare”.

I dati sui risparmi il Direttore generale li avrà solo a lista confermata. Dopo di che si può parlare – con più calma e elasticità – dei servizi consolari alternativi.

Sulla “visione di insieme” evocata da Neri, Belloni è più che d’accordo. “il Ministero all’estero produce tantissimo per le casse dello stato, 94milioni di euro solo dai visti, che vanno al Mef”. Irricevibile la proposta di Consiglio – “non posso proporre anche una tassa!” – Belloni ha aperto uno spiraglio sul destino di Durban, perorato nei giorni scorsi dal consigliere Pinna.

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