Letta sicuro, dopo la fiducia Renzi non potrà più strappare

Pubblicato il 29 novembre 2013 da redazione

ROMA  – “L’obiettivo è blindare il governo, sprangando una finestra elettorale che non resterà aperta ancora a lungo. A meno che qualcuno non pensi ad elezioni nel bel mezzo del semestre Ue”. La sintesi offerta da uno dei consiglieri politici più vicini ad Enrico Letta rende bene l’idea della tela che il premier (con la piena complicità di Alfano e l’implicito sostegno del Quirinale) sta tessendo per scoraggiare qualsiasi tentazione di riportare a breve il Paese al voto. A cominciare da Matteo Renzi.

A Letta pare intenzionato a cogliere tutti i ‘vantaggi’ del nuovo passaggio in Parlamento deciso dal Quirinale. La nuova fiducia gli consentirà di ‘blindare’ ancor più il governo, inchiodando i partiti al rispetto di un nuovo programma valido per l’intero 2014. Ecco perché – come aveva anticipato lui stesso qualche giorno fa annunciando un “giro di consultazioni” per coordinare il lavoro della nuova maggioranza – ha detto di voler proporre al capo dello Stato di calendarizzare la ‘verifica’ dopo le primarie del Pd.

Il tema, riferiscono fonti parlamentari democrat, è stato affrontato durante una triangolazione telefonica fra lo stesso Letta, Franceschini e Renzi. Fra il premier e il candidato segretario, tramite l’intermediazione del ministro, si sarebbe registrata una coincidenza di interessi: in effetti ad entrambi conviene che sia il prossimo segretario a sottoscrivere il nuovo ‘patto’ di governo. Letta potrebbe usare il voto di fiducia per frenare le tentazioni del sindaco di Firenze di logorare il governo.

Renzi avrebbe l’opportunità di influenzare l’agenda dell’Esecutivo. La road map che il premier ha in mente prevede che nei giorni che lo separano dall’8 dicembre veda gli altri leader di coalizione per “mettere a punto” del programma che avrà fra le priorità le riforme economiche, quelle istituzionali e la politica europea. Una “svolta” indispensabile per il premier che dopo il passaggio di Berlusconi all’opposizione ha visto aumentare il potere ‘ricattatorio’ dei singoli partiti: ora anche l’esigua pattuglia ‘montiana’ al Senato potrebbe, sulla carta, far ballare l’Esecutivo.

Meglio quindi siglare un ‘patto’ e sancirlo solennemente con un voto di fiducia su un nuovo discorso programmatico. Tutto risolto, dunque? Non proprio. Perché una parte dei renziani continua a mettere in guardia il sindaco dal rischio di farsi ‘incastrare’ dalla tenaglia di Letta-Alfano. A turbare i sonni di alcuni fedelissimi ci sono soprattutto le europee. Il voto di fine maggio sarà il primo vero test del neo-segretario. Che però sarà costretto a combattere con una mano legata dietro la schiena a causa del sostegno al governo. Mentre Berlusconi e Grillo, dall’opposizione, saranno liberi di sfruttare appieno le armi della propaganda per andare a raccogliere consensi nel crescente euroscetticismo. Ecco perché – almeno a sentire alcuni renziani – c’e’ chi non esclude che il candidato segretario possa rilanciare, imponendo a Letta una ‘deadline’ molto ravvicinata entro la quale portare a casa le prime riforme, magari su terreni spinosi come la legge elettorale (che i lettiani vorrebbero affrontare insieme alle altre riforme) o l’abolizione delle province (bloccata in Commissione alla Camera dopo l’uscita di Fi dalla maggioranza). E in caso di fallimento verrebbe certificata l’impossibilità di andare avanti.

I lettiani, però, restano ottimisti. Renzi? Come potrebbe buttar giù un governo diventato ormai a trazione Pd?. E con quale ‘casus belli’ visto che le questioni più divisive, dal caso Cancellieri alla legge di stabilità, ormai sono superate? E poi siete certi che i gruppi lo seguirebbero? Questi gli interrogativi che i consiglieri del premier oppongono a chi intravede nuove turbolenze nella maggioranza. Insomma, per Letta, al sindaco conviene collaborare, per il bene del Pd e del Paese, anziché mettere i bastoni fra le ruote dell’Esecutivo.

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