Renzi: “Il Pd sarà più duro”

PESARO – “Il Pd deve tirare fuori il coraggio, l’orgoglio, la responsabilità. Non può soltanto inseguire ciò che fa il Governo o il resto della maggioranza, deve iniziare a dire le cose che secondo noi servono e su questo essere molto duro”. Così Matteo Renzi parlando a Pesaro.

 

– L’otto dicembre chi vota per noi vota per una riforma elettorale in cui chi vince vince, chi vince governa senza inciuci per cinque anni, da solo, e se tu non sai governare poi vai a casa la volta dopo –  ha aggiunto Renzi -. Se vinciamo noi, l’otto dicembre andiamo dal governo e gli diciamo: ‘Caro governo, sono 2,5 miliardi di euro i costi della politica? In un anno noi possiamo arrivare ad un miliardo in meno. Si può fare – ha spiegato il candidato segretario del Pd – in un modo molto semplice, elencando le cose da fare e superando un meccanismo per il quale tutto e sempre indispensabile. Renzi ha ricordato che “il bicameralismo perfetto corrispondeva ad un modello istituzionale che aveva un senso nel 1946-48”.

– Oggi – si è chiesto, interrotto da applausi continui – che senso ha che la Camera prende una decisione, poi la manda al Senato, e il Senato la rimanda alla Camera. Abbiamo mille parlamentari, il doppio dell’America ma – ha scherzato – siamo un Paese più importante dell’America, se cominciamo a dire che il Senato lo aboliamo e lo trasformiamo in una Camera delle Autonomie, e il Senato diventa un luogo nel quale vanno i sindaci e i presidenti delle Regioni, senza indennità, questo semplifica e come.

Ha spiegato che chi lo vota, “riduce di un miliardo i costi diretti della politica: mezzo miliardo lo mettiamo a servizio del sostegno alla disabilità, e facciamo la pace con gli italiani”.

– Altri 500 milioni li mettiamo a disposizione di chi ha bisogno sul territorio. Mi piange il cuore – ha osservato – vedere come a pochi giorni dall’alluvione della Sardegna non si parla più, e la notizia è finita a pagina 23 dei quotidiani. Un partito che si chiama di sinistra, il Pd, non può fare il partito del lavoro soltanto ai convegni –  ha aggiunto Renzi che da Pesaro ha lanciato un appello affinché ”il Pd torni a parlare con il mondo del lavoro, che oggi non lo vota più”.

Il sindaco di Firenze propone al governo ”un pacchetto di misure”.

Renzi, strappando l’applauso delle circa mille persone che gremivano il Teatro Rossini, ha parlato anche del lavoro precario.

 

– I lavoratori autonomi, i precari, gli operai, i disoccupati – ha sottolineato – ci considerano ormai il terzo partito, dopo il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. O prendiamo atto di questo e ci facciamo qualche domanda, oppure la parola sinistra continuerà a risuonare solo nei convegni’.

La disoccupazione, ha proseguito Renzi, continuerà a crescere anche perché ”non abbiamo più capitali dall’estero, i nostri imprenditori sono subissati di tasse, hanno un costo dell’energia superiore del 30% alla Germania, e un sistema di regole incomprensibile: Tia, Tares, Iuc, dateci tregua… e diteci cosa dobbiamo pagare, poi basta”.

Il sindaco di Firenze vorrebbe un Pd capace di ”preoccuparsi di chi garanzie non ne ha: i giovani, certo, ma anche di una fascia di persone, e ce ne sono in tutte le aziende, che a 48, 50, 52 anni si sente dire che lavoro non ce n’è più e che sono troppo giovani per andare in pensione. Mi fa male – ha seguitato – vedere il dolore che c’è in quegli occhi, sentirmi dire, e i sindaci lo sanno bene, ‘come faccio a guardare mio figlio tornando a casa. Non stiamo dicendo ora non più larghe intese, tutti a casa. Non stiamo dicendo questo. Ci sono cose giuste e banali che da 20 anni in Italia non si fanno. Queste tre cose riusciamo a farle o no? – ha detto  Renzi, parlando di riduzione dei costi della politica, lavoro ed Europa della crescita.

– Siamo stati ad assistere a quello che faceva lui – ha continuato Renzi riferendosi a Silvio Berlusconi – ma non è lui che ci detta l’agenda. Voglio un Pd – ha sottolineato in un altro passaggio del suo discorso – che non ha paura, non un partito rannicchiato, ma un partito fatto da persone leali, che ritrovi anche la capacità di scoprire una politica difficile e complicata, certo, ma anche allegra, che abbia una visione di futuro. Vediamo se riusciamo tutti a cambiare gioco, a cambiare verso a questo Paese.

 

In un’intervista pubblicata oggi su La Repubblica, Matteo Renzi detta tre condizioni ad Enrico Letta: riforme, lavoro ed Europa. Se non realizzerà questi obiettivi allora il Pd “separerà il suo destino dalla maggioranza”, afferma il candidato segretario democratico.

Alfano si deve adeguare, avverte il sindaco di Firenze: lui “ha 30 deputati, noi 300.

– Se non è d’accordo – continua Renzi – sappia che poi si va a votare. Io non ho paura delle elezioni, lui sì. Perché sa che Berlusconi lo asfalta.

– Ma lei è sicuro che tutti e trecento la seguiranno? chiede Repubblica.

– Le cose da fare le decideranno gli italiani che parteciperanno alle primarie – risponde il candidato alla segreteria del Pd -. Difficilmente qualcuno si tirerà indietro. Ma se c’è chi punta a spaccare il gruppo, sappia che la conseguenza saranno le elezioni anticipate.

– E allora lei come pensa di utilizzare tutta questa forza? – chiede ancora il quotidiano.

– Aspettare l’8 dicembre per la verifica di governo non è stata una concessione – dice Renzi -. Chi vince impone la linea. Saremo leali ma conseguenti. Offro una disponibilità vera, un patto di un anno. E quindi proporremo tre punti che noi consideriamo ineludibili.

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