Asse Letta-Napolitano: l’orizzonte non cambia

Pubblicato il 02 dicembre 2013 da redazione

ROMA – Impianto e orizzonte del governo non cambiano. Anzi, il quadro si rafforza perché ottenendo la fiducia – l’ipotesi che ciò non avvenga non viene nemmeno presa in considerazione – la nuova maggioranza risulterà più compatta e solida. Anche grazie al ‘patto’ che legherà i partiti almeno per tutto il 2014. Dopodiché, al termine dei 12-18 mesi, si valuteranno i risultati ottenuti e il Parlamento, sovrano, deciderà il da farsi.

Intanto, non servono né le dimissioni del premier, né rimpasti di ministri, se non per sostituire i sottosegretari dimissionari. In estrema sintesi è questa la road map concordata da Giorgio Napolitano ed Enrico Letta nel loro colloquio al Quirinale. Un’ora di incontro durante il quale – riferiscono dal Quirinale e da palazzo Chigi – si è registrata una “piena e totale sintonia”. Un modo per sottolineare come non vi sia alcuna distanza fra la visione del capo dello Stato e la strategia del presidente del Consiglio.

Letta è apparso sereno, convinto di poter ottenere un’altra fiducia. Certo, con il presidente della Repubblica, non ha nascosto alcuni timori sui toni, sempre più accesi, della campagna per le primarie del Pd. E’ ovvio che la strategia messa a punto al Colle è condizionata proprio dalla sfida fra i candidati alla segreteria. Con l’uscita di Silvio Berlusconi dalla maggioranza, infatti, i radar del Quirinale e di palazzo Chigi sono puntati su Matteo Renzi.

Il premier ritiene che chiunque vincerà la sfida sarà leale con il governo. Ma è chiaro che il ‘nuovo patto’ di coalizione sia diretto soprattutto a ‘contenere’ il sindaco di Firenze, considerato da tutti il favorito nella corsa per Largo del Nazareno. Nel tentativo, neanche tanto velato, di impedirgli di logorare il governo o peggio di spingerlo verso il voto. L’obiettivo resta quello di blindare l’Esecutivo.

Il capo dello stato non ha voluto disattendere le aspettative di Forza Italia, nella speranza che il partito del Cavaliere non si sottragga alle proprie responsabilità in materia di riforme. Ma allo stesso tempo, non ha voluto offrire sponde a nuove fibrillazioni per l’Esecutivo. Per questo, nella convinzione che ci fosse una fiducia ‘fresca’ su una legge appena incassata dal premier, ha ritenuto di non dar seguito alle richieste di Fi che premeva per le dimissioni di Letta.

Il premier, per parte sua, si dedicherà alla “messa a punto” del programma per il 2014, attraverso un giro di consultazioni “informali” con i partiti della maggioranza. Ma senza “replicare i riti della prima Repubblica”, spiegano a palazzo Chigi. Insomma, niente incontri ufficiali, ma “contatti, telefonate, magari qualche incontro”, con Ncd, Scelta Civica e i Popolari.

L’ultimo incontro, quello decisivo, si terrà fra lunedì e martedì. E sarà probabilmente un faccia a faccia con Renzi. Quanto al programma, il premier non intende discostarsi troppo dal discorso programmatico con cui ha incassato la fiducia lo scorso aprile. Il nuovo ‘patto’ sarà una “messa a punto” di quell’agenda, con l’innesto di alcuni dossier (come la giustizia, fortemente chiesta dal Nuovo Centrodestra di Alfano). Letta sarà disposto a trattare, ma non sui tre “pilastri” che ha già più volte enunciato: riforme (istituzionali, della politica e della legge elettorale); economia (con grande attenzione su lavoro, spending review e privatizzazioni); ed infine sull’Europa, con il rinnovato impegno europeista e un accordo per la gestione del semestre di presidenza dell’Ue. Non cambia neanche la posizione sul fronte dell’orizzonte temporale dell’Esecutivo.

– L’orizzonte resta di 12-18 mesi, al termine del quale il governo sará valutato per i risultati raggiunti – spiega una fonte di governo.

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