Ucraina: assalto al palazzo del governo

KIEV –  Assedio ai palazzi del potere in Ucraina. Nella più imponente manifestazione dai tempi della Rivoluzione arancione filo-occidentale, diverse centinaia di migliaia di persone hanno protestato contro il governo a Kiev, nella centralissima piazza Maidan, cuore della rivolta di nove anni fa. La maggior parte di loro ha manifestato pacificamente contro l’improvvisa decisione del governo di sospendere la firma dell’accordo di associazione con l’Ue, ma scontri violenti con la polizia sono andati avanti per ore davanti al palazzo presidenziale, in via Bankova, dove sono rimasti feriti circa 100 agenti ed oltre 50 attivisti. Molti sono stati fermati e interrogati.

I dimostranti hanno inoltre occupato il municipio della capitale ucraina e la sede dei sindacati, tentando anche di abbattere una statua di Lenin.

Il presidente Viktor Ianukovich, che ieri mattina aveva detto di voler fare tutto il possibile per avvicinare l’Ucraina all’Europa, potrebbe dichiarare lo stato di emergenza a Kiev o addirittura in tutto il Paese. E intanto l’opposizione, che ha organizzato la manifestazione, prende le distanze dalle violenze definendole “provocazioni”. Una marea di persone si è diretta nel centro della città e, infischiandosene del divieto di manifestare nelle zone nevralgiche della capitale imposto nottetempo da un tribunale amministrativo, ha occupato il Maidan.

Quasi contemporaneamente a Parigi cinque Femen manifestavano a loro modo, cioè a seno nudo, il loro dissenso nei confronti del governo ucraino urinando su una gigantografia di Ianukovich, mentre poco prima a Kiev un’altra attivista del gruppo femminista travestita da morte e con una falce in mano rimaneva a seno scoperto all’interno del monastero della Pecerska Lavra mostrando la scritta ‘Morte alla dittatura’.

In piazza Maidan – già ribattezzata ‘EuroMaidan’ – c’era una folla oceanica, dalle 350 alle 700mila secondo i media locali, sicuramente almeno 400mila guardando dall’alto della collinetta che sovrasta la piazza da cui appena ieri all’alba gli europeisti sono stati fatti sgomberare a manganellate dalle ‘teste di cuoio’: un blitz già costato la sospensione al capo della polizia di Kiev.

Numerose le bandiere ucraine, quelle dei tre partiti d’opposizione e pure quelle dell’Europa, insieme agli slogan contro il presidente Ianukovich, di cui i leader continuano a chiedere la destituzione per aver voltato le spalle all’Ue cedendo alle pressioni del Cremlino dopo un incontro semisegreto con Putin. C’è anche un appello per uno sciopero generale.

Ma accanto ai pacifici manifestanti di piazza Maidan – che non hanno praticamente trovato nessun poliziotto al loro arrivo – c’erano alcune migliaia di facinorosi. Gli scontri più violenti si sono svolti in via Bankova, dove 4-5000 persone, tra cui molti giovani a volto coperto, hanno tentato – senza successo – di irrompere nell’edificio presidenziale. Non è servito a niente l’intervento dell’imprenditore Petro Poroshenko: il ‘re del cioccolato’, uno dei promotori della Rivoluzione arancione, ha esortato la folla a non dare ascolto ai “provocatori”. La risposta di alcuni giovani a viso coperto è stata: “Siamo tutti provocatori! Siamo tutti rivoluzionari!”.

Per farsi largo tra le migliaia di Berkut, le ‘teste di cuoio’ in assetto antisommossa, volevano usare un bulldozer, fermatosi però a qualche metro dagli agenti che, quando alcuni violenti hanno iniziato a lanciare oggetti contro di loro e a colpirli con spranghe di metallo e bastoni, non hanno esitato a usare i gas lacrimogeni. La gente scappava in preda al panico, allontanandosi nelle vie laterali o cercando rifugio negli edifici vicini i cui portoni erano stati lasciati aperti.