L.elettorale, partiti spiazzati E’scontro Camera-Senato

Pubblicato il 05 dicembre 2013 da redazione

ROMA  – Il giorno dopo, i partiti si muovono in ordine sparso, divisi e spiazzati. La bocciatura del Porcellum da parte della Corte Costituzionale era ampiamente attesa e prevedibile. Ma una risposta pronta del Parlamento non c’è. Si discute ancora di metodo. E va in scena un braccio di ferro tra Camera e Senato per decidere chi debba occuparsi della legge elettorale. Ma a monte “il problema era e resta” quello di trovare la “volontà politica” di fare “finalmente la riforma”, tuona il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

– Una nuova legge elettorale era ed è giudicata necessaria da tutte le parti – sottolinea il capo dello Stato -. Ma non si è ancora espressa una volontà politica del Parlamento tesa a produrla finalmente.

Eppure la decisione della Consulta non giunge affatto inattesa.

– Non può – afferma Napolitano – aver colto di sorpresa chi abbia ascoltato le tante sollecitazioni da rivolte alle Camere. Ad ogni modo ora farla davvero, quella riforma, è imperativo.

Con l’attenzione a “ribadire il già sancito, dal 1993, superamento del sistema proporzionale”. No al ritorno alla I Repubblica paventato da Matteo Renzi, insomma. Ma sembra essere proprio un proporzionale, l’effetto della decisione della Corte di dichiarare illegittimi il premio di maggioranza senza soglia e le liste bloccate. E anche se bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza per capire meglio, l’opinione prevalente tra i partiti è che con il ‘Porcellum decapitato’ non si possa tornare a votare, per il rischio di nuova ingovernabilità. Dunque, serve una legge. Ma quale legge?

Nel merito delle proposte, l’accordo cercato per anni, ancora non c’è. Nella stessa maggioranza, mentre il Pd insiste sul doppio turno di collegio (ma pronto a un Mattarellum corretto), Angelino Alfano chiarisce di non aver mai “aperto al doppio turno” e non gradisce, spiegano fonti di Ncd, neanche il Mattarellum corretto da un premio di maggioranza. C’è, certo, l’accordo sulla necessità di conservare il bipolarismo. Ma la formula non è stata ancora trovata. E se ne inizierà a parlare sul serio, spiegano, solo dalla prossima settimana, quando sarà chiaro chi è il nuovo segretario del Partito democratico.

Ma un fronte di scontro interno alla maggioranza si apre anche sul metodo. Perché se Renzi insiste sulla necessità di portare l’esame della legge dal Senato alla Camera, Alfano bolla la questione come “speciosa” e il suo partito chiede con forza che resti al Senato, nel timore che alla Camera sul tema si creino maggioranze ‘parallele’ tra Pd e M5S.

Ma intanto la conferenza dei capigruppo di Montecitorio fa la sua mossa e dà il via all’esame della legge. La presidente Laura Boldrini chiede infatti alla I commissione di incardinare la riforma con procedura d’urgenza. E spiega che si attiverà con il presidente del Senato Pietro Grasso per le necessarie “intese”. Non appena la commissione della Camera prenderà in carico la legge elettorale, infatti, si dovrà decidere una volta per tutte quale ramo del Parlamento debba occuparsene per prima.

Il ministro Dario Franceschini anticipa a Grasso la questione. Ma lo stesso presidente del Senato si era già detto disponibile a passare la palla alla Camera, di fronte allo stallo del Senato. Il problema, però, è che i senatori non vogliono cedere: lo hanno messo in chiaro con l’istituzione di un comitato ristretto per l’esame della riforma. Un ‘colpo di reni’ subito bollato dai renziani come un ‘blitz’, ma sostenuto anche da parte del Pd.

Il Nuovo centrodestra avverte Grasso:

– Se si piega a lasciare l’esame della legge alla Camera, le nostre reazioni sarebbero proporzionate a un comportamento così grave.

Ma è alta anche la tensione all’interno del Pd, lacerato da sospetti e accuse reciproche. I renziani temono che al Senato si lavori a un Superporcellum che perpetui le larghe intese. Il sospetto è che con le loro polemiche vogliano “utilizzare il pretesto della legge elettorale per far cadere Letta”, ribatte Miguel Gotor.

 

Bagarre in parlamento

Inedito ‘asse’ tra movimento cinque stelle e Forza Italia sull’illegittimità del Parlamento. Tanto il partito di Grillo quanto quello di Berlusconi cavalcano infatti la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta: se la legge è stata giudicata incostituzionale nelle sue parti fondanti, allora anche i parlamentari eletti con quelle regole non sono legittimi. Ma la tesi è totalmente rigettata da Giorgio Napolitano: secondo il presidente il Parlamento è pienamente legittimo e il problema non si pone.

La bagarre scoppia subito alla Camera dove i deputati del Movimento si mobilitano per chiedere di ripristinare il Mattarellum e di andare subito al voto. In Aula gridano alla “totale illegittimità” del Parlamento e degli eletti ma la Presidente Boldrini li stoppa:

– Questa Camera é pienamente legittima e legittimata ad operare.

Scoppia il finimondo e, al culmine della protesta, i Cinque Stelle lasciano l’emiciclo in massa. E Beppe Grillo riassume la mattinata in un post:

“Il Parlamento é illegittimo, il M5S abbandona l’aula. Villarosa e Nuti non le mandano a dire e la Boldrini sbrocca!”.

Ma a protestare è anche Renato Brunetta che si accoda a Beppe Grillo nel denunciare l’illegittimità di Parlamento e, di conseguenza, anche del Capo dello Stato che lo ha eletto

– Quei deputati – è la provocazione di Brunetta – sono di fatto decaduti e i seggi assegnati grazie a quel premio, giudicato illegittimo dalla Consulta, dovrebbero essere riassegnati subito tra gli altri gruppi.

 

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