De Leonardis, un campione a tutto gas

CARACAS – Molti piloti dicono che sono malati. Malati sì, ma di una passione che, se l’’hai scritta nel DNA, che tu voglia o no, te la porti dietro per sempre: questa infinita lotta conto il tempo che è la fine e la vita, questa continua ricerca di voler far le cose nel minor tempo possibile.

La passione per il ruggire dei motori è iniziata in Franco De Leonardis quando aveva 5 anni. Allora suo padre lo portò per la prima volta ad una pista di karting. Forse il dolce suono di un motore portato al massimo o forse l’odore della benzina, l’unica cosa certa è che fu amore a prima vista. Poi ha porovveduto anche il destino ad incrociare Franco ed una monoposto

– Durante un viaggio in Argentina nell’officina di zio Nicola c’era una vettura tipo Formula, appena mi sono seduto dentro ed ho avuto il volante tra le mie mani ho capito che sarebbe stata la mia passione – ricorda.

Quando De Leonardis fece il rientro a casa vi trovò il suo primo kart.

– A 6 anni partecipai alla prima gara sul circuito di Charallave – ricorda -. Vinsi la prima gara nella categoría Pre-Junior 49 cc”.

Nel mondo del kart, l’italo-venezuelano ha acquisito esperienze nei  kartodromi del paese: ‘Los Naranjos’, ‘Charallave’ e ovviamente la nella culla dell’automobilismo venezuelano Maracay .

Con il kart De Leonardis ha partecipato a numerose prove fino al 1983. Poi c’è il salto al mondo dei ‘Formula negli anni ‘90. Durante l’era dei kart, `vince non pochi campionati nazionali.

Il campione di origini abruzzese è cresciuto seguendo con ammirazione le imprese di idoli del calibro di Mario Andretti, Ronnie Peterson e Nikki Lauda. Ma non dimentica i campioni Nigel Mansel e Senna.

– La mia ammirazione verso Mansel era tale che nella stagione ’92 la mia macchina aveva gli stessi colori (giallo-azzurra n.d.r.) del campione inglese. Con Senna dopo aver visto il film, ho capito che lui era un vero ídolo. E’ stato maltrattato dalle Fia ed altri personaggi del mondo dei motori”.

L’italo-venezuelano è nato a Caracas nel ’68 e dal suo modo di parlare si capisce che è una persona cortese, sensibile; ma confessa che appena indossa il casco si trasforma.

– C’è una connessione speciale che fa fluire in te l’adrenalina è ti dice che devi dare il massimo per ottenere la vittoria.

De Leonardis grazie a suo padre, meccanico di professione, è riuscito ad affinare il suo udito per capire ed individuare ogni rumore della sua monoposto.

– Un pilota che ha nozioni di meccanica ha una marcia in più rispetto ai suoi rivali – spiega -. Può riuscire a trasmettere al suo team tutte le sensazioni che prova  nei test e così  trovare una messa a punto idonea.

Il pilota non si stanca di dire che deve la sua carriera professionale a suo padre.

– E’ il mio grande maestro. Agli inizi lui sempre mi aiutava nella nmessa a punto della vettura, per renderla competitiva.

Per questo motivo una delle sue maggiori soddisfazioni è arrivata nel 1998. In quella stagione il pilota ‘caraqueño’ vinse il campionato nazionale. De Leonardis in quel campionato si impegnò come pilota e meccanico della sua monoposto: un merito maggiore. Poi ci fu una seconda pausa nella carriera, ma durante quel periodo la passione era tale, che ugualmente si manteneva in forma nel simulatore.

Il ritono al mondo del Formula si è materializzato nel 2005 nella categoría ‘K’. Il ‘caraqueño’ di 45 anni ha anche un vasta esperienza nel campionato argentino della Top Race Series e negli Usa in quello dei Prototipi.

Durante l’intervista De Leonardis nel suo smartphone  mostra numerose fotografie e video che raccontano i momento più importanti della sua carriera. La cosa più affascinante è il modo in cui ricordava ogni vittoria, ogni curva, ogni pit stop. Sa sempre esattamente come, dove e quando era stata vissuta ciascuna immagine. Momenti importanti e meravigliosi che sono rimasti impressi nella sua memoria nei minimi dettagli.

De Leonardis in ogni gara ha tre tifosi eccezionali, Joanna (sua moglie) e i suoi due bimbi Isabella (8 anni) e Daniel Alejandro (5 anni): che non si stancano mai di incitare il loro campione.

L’italo-venezuelano nato a Caracas nel ‘68 sa che i grandi piloti lo fanno per passione e costa sacrifici, tanti sacrifici, notti d’insonnio, soldi volanti e sogni continui. Ma. come sottolinea, “vale la pena”.

 

Fioravante De Simone

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