Kerry: “Pace mai così vicina, s’ispirino a Mandela”

Pubblicato il 06 dicembre 2013 da redazione

TEL AVIV – La pace tra israeliani e palestinesi da anni non è mai stata così vicina: John Kerry, lasciando Israele al termine del suo ottavo viaggio, è stato ottimista ed ha invocato l’eredità di Nelson Mandela come esempio per superare gli ostacoli che ancora ci sono nei colloqui. Non ultimo il dossier sicurezza che Israele, insieme agli Usa, considera prioritario nei negoziati.

– I pessimisti si sbagliano a dire che la pace in questa regione è impossibile. Sembra tutto sempre impossibile finché non è fatto – ha detto parafrasando Madiba poco prima di partire dall’aeroporto Ben Gurion e dopo aver visto per la terza volta il premier Benyamin Netanyahu a Gerusalemme. Un richiamo al padre del nuovo Sudafrica fatto in Israele, un Paese con il quale Mandela ha avuto, soprattutto come leader di un lotta di liberazione nazionale dal colonialismo, un rapporto in parte problematico per il suo appoggio alle rivendicazioni palestinesi e alle istanze terzomondiste. Quelle più contrarie a Israele stesso.

Kerry ha voluto rendere omaggio a Mandela con lo scopo di far proseguire alle parti la strada del confronto che, all’inizio di questo suo ultimo viaggio, era di fatto impantanato. Non a caso ha voluto dare pubblicamente atto sia a Netanyahu sia al presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmoud Abbas) di essere determinati a portare avanti le trattative di pace. Chiave di volta di questa sua ultima spola diplomatica è stato appunto il dossier sicurezza: a Netanyahu, ma anche ad Abu Mazen, ha illustrato i contenuti del Piano preparato dal generale John Allen e dal suo staff di ben 160 esperti.

– Qualche idea – ha minimizzato Kerry – con la quale possiamo aiutare sia gli israeliani sia i palestinesi.

Ma nella strategia del segretario di Stato Usa, è ben presente il fatto che accordi finali in grado di garantire la sicurezza di Israele (presenza militare lungo il fiume Giordano, Palestina demilitarizzata) possono spingere Netanyahu ad essere più ‘chiaro’ sui confini del futuro Stato palestinese.

Kerry ha comunque ribadito che gli Usa non accetteranno un accordo finale che, da una parte, non garantisca appunto la sicurezza di Israele (così come deve essere per l’intesa definitiva sul nucleare iraniano, ha ripetuto a Netanyahu) e dall’altro non consenta ai palestinesi di avere lo Stato che meritano. Sulle proposte contenute nel Piano, da parte palestinese ci sono state affermazioni e smentite: – dopo l’incontro tra Kerry e Abu Mazen – un esponente di Ramallah ha detto che quelle “idee” erano state respinte, ma poi Saeb Erekat, il negoziatore capo dell’Olp, ha smentito. Anche se ha ammesso le difficoltà esistenti nelle trattative. I media israeliani hanno riportato ieri una dichiarazione ad un giornale arabo di un esponente palestinese secondo cui Abu Mazen vorrebbe prima la certezza dei confini e poi la discussione sui temi della sicurezza.

Sul campo però il segretario di Stato ha precisato che la trattativa va avanti e che ci saranno nuovi incontri e – secondo i media – un suo possibile ritorno nella regione la prossima settimana:

– Le persone che realmente sanno ciò che sta avvenendo (nelle stanze del negoziato) non parlano di questo. Il fatto che non ci siano informazioni – ha avvertito – non vuol dire che non vi siano progressi nei colloqui.

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