Censis: Italia ‘sciapa’ e infelice, fiaccata dalla crisi e la disoccupazione

Pubblicato il 06 dicembre 2013 da redazione

ROMA  – Un Paese sopravvissuto alla crisi ma a prezzo di un malcontento, quasi un’infelicità, dovuta a un grande ampliamento delle disuguaglianze sociali. Un Paese fiaccato e smarrito, che vede le sue migliori energie fuggire all’estero. E una società “sciapa”, senza fermento, disabituata al lavoro e con un diffuso immoralismo e una crescente evasione fiscale. Così ci vede il Censis, che però nel suo Rapporto 2013 non si lascia andare al pessimismo e indica tre possibili risorse per la rinascita: le donne imprenditrici, l’iniziativa degli stranieri e la dinamicità dei giovani che studiano o lavorano oltralpe e da lì possono fornire il loro contributo al Paese.

PAESE SOTTO SFORZO, smarrito e fiaccato – Il calo dei consumi in Italia è sintomo di “un Paese sotto sforzo”, “smarrito”, “profondamente fiaccato da una crisi persistente”. Nel 2013 su un campione di 1.200 famiglie, il 69% ha indicato una riduzione e un peggioramento della capacità di spesa.

Le spese delle famiglie sono tornate indietro di oltre dieci anni, denuncia il Censis che invita ad agire con rapidità in termini di radicale abbassamento della pressione fiscale, incentivi ai consumi prontamente utilizzabili e di politiche del lavoro.

1 FAMIGLIA SU 4 FATICA a pagare tasse e bollette – Il 50% dei nuclei familiari teme di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita e il 52% sente di avere difficoltà a preservare i propri risparmi. Più del 70% delle famiglie si sentirebbe in difficoltà se dovesse affrontare spese impreviste di una certa portata, come quelle mediche, il 24% ha qualche difficoltà a pagare tasse e tributi, il 23% le bollette.

6 MLN PERSONE vivono precarietà lavoro – Il 2013 si chiude con la sensazione di una dilagante incertezza sul futuro del lavoro dice il Censis: il 14% dei lavoratori teme di perdere il posto e sono quasi 6 milioni gli occupati che si trovano a fare i conti con situazioni di precarietà lavorativa, ai quali si aggiungono 4,3 milioni che non trovano un’occupazione.

“ESODO” DI ITALIANI all’estero, +28.8% in un anno – Negli ultimi 10 anni il numero di chi ha trasferito la residenza è più che raddoppiato, da 50.000 a 106.000. Ma è stato soprattutto nel 2012 che l’incremento ha visto un boom: +28,8% tra il 2011 e il 2012.

Sono soprattutto giovani: il 54,1% ha meno di 35 anni. Un milione e 130mila famiglie ha avuto nel 2013 almeno un componente all’estero per più di tre mesi. Si parte soprattutto per lavoro (72%) ma anche per studio o formazione (20,4%). Più della metà degli espatriati è stato spinto dalla convinzione di poter sviluppare un progetto di vita solo fuori dall’Italia, e il 54,9% denuncia l’assenza di meritocrazia nel nostro Paese.

ITALIANI TIRANO LA CINGHIA – La crisi ha portato una nuova sobrietà: gli italiani evitano sprechi ed eccessi. Si tira la cinghia per risparmiare anche perché i continui cambiamenti fiscali non consentono di effettuare previsioni di spesa. Se il 76% dà la caccia alle promozioni nei supermercati e aumenta il numero di persone che va al mercato, il 53% ha ridotto spostamenti con auto e scooter, il 68% ha tagliato cinema e altri svaghi, il 45% ha ridotto o rinunciato negli ultimi 12 mesi al ristorante.

IN 4 ANNI SCOMPARSE 2mila imprese – La crisi non ha risparmiato i distretti industriali: tra il 2009 e il 2012 in un campione di 56 distretti, il Censis ha stimato una flessione del numero di imprese pari al 3,8%. Si tratta di quasi 2.000 unità produttive uscite dal mercato. Tuttavia, a fronte di questo ridimensionamento strutturale, si registra una crescita sostenuta sui mercati esteri: nel 2013 le esportazioni di 150 distretti manifatturieri sono infatti cresciute del 3%.

CRESCE DIVARIO TRA Sud e Centro-Nord – Il Pil pro-capite nel Mezzogiorno è di 17.957 euro, il 57% di quello del Centro-Nord, e inferiore ai livelli di Grecia e Spagna. Decresce il contributo del Sud alla ricchezza del Paese: l’incidenza del Pil del Mezzogiorno su quello nazionale è passata dal 24,3% al 23,4% nel periodo 2007-2012, frutto di una contrazione di 41 miliardi, il 36% dei 113 persi dall’Italia a causa della crisi.

IMPRESE CAMBIANO PELLE, più donne e immigrati – Emergono nel mondo dell’imprenditoria soggetti nuovi che si sono rimboccati le maniche mettendosi in proprio. E’ il caso delle donne e degli immigrati: le imprese ‘rosa’ nell’ultimo anno sono aumentate di 5.000 unità. E anche gli immigrati, di fronte alle difficoltà di trovare un lavoro dipendente, costretti a lavorare per rimanere in Italia, si assumono il rischio di aprire nuove imprese: nel 2012 sono 379.584 gli imprenditori nati all’estero che lavorano in Italia, con una crescita del 16,5% tra il 2009 e il 2012 e del 4,4% nel solo ultimo anno. Tutto questo mentre le imprese gestite dai nostri connazionali diminuiscono del 4,4% nei quattro anni considerati e dell’1,8% nel solo ultimo anno. (ANSA).

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