Obama-Castro, storica stretta di mano in nome Mandela

NEW YORK – ”Noi tendiamo la mano a tutti coloro che la tendono aperta verso di noi sciogliendo il pugno”. Barack Obama lo aveva promesso nel discorso del suo insediamento alla Casa Bianca, nel gennaio 2009. E nel giorno in cui a Johannesburg si celebra la grandezza di Nelson Mandela e il suo messaggio di riconciliazione, il presidente americano la sua mano l’ha tesa anche al leader di Cuba, Raul Castro.

Lo spirito di Madiba non poteva essere onorato in miglior modo. Il gesto è forte. Si tratta di una stretta di mano memorabile, la prima tra un presidente Usa e uno cubano da oltre mezzo secolo, da quando nel 1961 le relazioni diplomatiche tra i due Paesi si sono ufficialmente interrotte. Certo, è presto per parlare di disgelo, di svolta. Ma si tratta davvero di uno di quei gesti che potrebbero cambiare la storia, e spazzare via le ultime vestigia dell’epoca della Guerra Fredda. Come testimoniano le reazioni da L’Avana, che parlano di un segnale di speranza. La speranza – si legge su un sito governativo – che sia l’inizio della fine di un’era, ”quella delle aggressioni degli Stati Uniti contro Cuba”.

Il colpo di teatro, che sui media mondiali in parte ruba la scena alle solenni celebrazioni per la morte di Mandela, avviene nei pressi del palco in cui leader e star mondiali si alternano per ricordare Madiba.

“Nulla di programmato”, giura la Casa Bianca.

Obama sta per salire sul palco, pronto a pronunciare il suo discorso davanti alla folla che gremisce lo stadio, e lì incrocia Castro e allunga senza esitazioni la mano. La stretta, destinata forse a entrare nei libri di storia, è calorosa. Il leader cubano ricambia con altrettanta determinazione, accennando a un sorriso. Tra i due anche uno scambio brevissimo di battute. E mentre Obama passa a salutare la presidente brasiliana Dilma Roussef, le immagini tv ci consegnano un Castro visibilmente soddisfatto dell’incontro ravvicinato e senza precedenti.

Obama però, nell’intervento seguito da oltre 90 capi di Stato e di governo, non ha fatto sconti a quelli che ha definito ”i troppi leader che nel mondo si dicono solidali con la lotta di Mandela per la liberta’, ma poi non tollerano il dissenso dal proprio popolo”. Anche per questo gli Stati Uniti dal 1962 mantengono l’embargo economico nei confronti dell’isola caraibica. Senza contare che Cuba, al pari dell’Iran, della Siria o del Sudan, è nella lista nera dei Paesi che per il Dipartimento di Stato americano sostengono il terrorismo.

Il presidente Usa tira comunque dritto con quella che oramai si può davvero definire ”la diplomazia delle strette di mano”. Una strategia portata avanti nonostante le critiche dei detrattori, che accusano il presidente di essere troppo accondiscendente verso i ‘nemici’ storici degli Stati Uniti. Così come quando compì lo stesso gesto con l’ex presidente venezuelano Hugo Chavez, oppure con il rais libico Muhammar Gheddafi al G8 dell’Aquila. Senza dimenticare la svolta con l’Iran grazie ai gesti distensivi col neo presidente iraniano Hassan Rohani.

Da quando è arrivato alla Casa Bianca il presidente Usa non fa altro che predicare la ricerca del dialogo con tutti. E il tentativo di ‘scongelare’ anche le relazioni con Cuba è da sempre una delle priorità nella sua agenda di politica estera. Una priorità ribadita lo scorso novembre a Miami parlando a una folla di cubani anticastristi, non sempre teneri con lui. Come non è tenero il senatore repubblicano di origine cubana Marco Rubio, che stigmatizza duramente il gesto di Obama, accusando il presidente di tendere la mano a un regime totalitario.

 

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