Letta: “Mandela ha lottato e unito, un esempio per l’Ue”

JOHANNESBURG  – E’ un’impressione che da qui oggi rimando a casa in Europa – commenta -. Una impressione sulla quale dobbiamo assolutamente riflettere.

Sono dure come macigni le parole pronunciate dal presidente del Consiglio Enrico Letta al suo arrivo allo stadio di Johannesburg, dove insieme con la presidente della Camera Laura Boldrini ha rappresentato l’Italia alla cerimonia di commemorazione di Nelson Mandela, insieme con una novantina di altri leader mondiali, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quello francese Francois Hollande e il premier britannico David Cameron per citarne solo alcuni.

Le parole del premier sono chiarissime, come sono chiarissimi anche i suoi riferimenti, anche se non cita nessuno. In Europa, infatti, si continua a litigare, sia sul modello futuro dell’Unione, sia sulle politiche da seguire, più o meno rigorose o di rilancio della crescita, da mettere in atto per uscire dalla crisi.

C’è poi il caso della Gran Bretagna, tentata di uscire dall’Ue, ma che nel timore di una perdita dell’importanza della piazza finanziaria londinese ha preferito fino ad oggi premere per un’Unione sempre più diluita e sempre più allargata, interessandosi soprattutto al libero scambio ma poco all’integrazione. E, soprattutto, a pochi mesi dalle Europee del 2014 c’è il timore di una ondata di euro scetticismo che possa spazzare in un attimo anni di pace e di costruzione europee, riportandoci ai pericolosi nazionalismi.

Un discorso che vale in particolare per l’Italia, dove partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega, ma anche una frangia consistente di Forza Italia, sono sempre più euroscettici. I pentastellati premono per un referendum sull’Euro, mentre parte della Lega e di Fi vorrebbero addirittura che l’Italia rinunciasse alla moneta unica, per porre un termine a quello che volentieri definiscono i diktat inaccettabili della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Perche l’esempio di Mandela, a questo punto ci si chiederà. Per una ragione semplicissima spiega il presidente del Consiglio, da sempre un convinto europeista: Mandela è un uomo che ”ha lottato ed unito”. Come avevano fatto in un certo senso prima di lui anche i padri dell’Europa unita Robert Schumann e Konrad Adenauer, decidendo che l’unica maniera di porre un termine alla guerra secolare tra Francia e Germania era di unirsi e lavorare insieme invece di combattersi.

Letta ci teneva particolarmente a venire a Johannesburg (poche ore di permanenza, ma ben due notti di viaggio in tutto).

– Era un dovere morale essere presente – ha spiegato il premier incontrando i giornalisti a margine della cerimonia -. E, soprattutto, l’Italia ha voluto far sapere al Sudafrica che gli rimarrà accanto nel suo sforzo per l’eguaglianza.

Anche la presidente Boldrini ha tenuto a rendere un omaggio sentito a Mandela, la prova che occuparsi di diritti umani è assolutamente primordiale e dà risultati concreti.

– Mandela – spiega -è un uomo che significa tantissimo per tutti gli oppressi, che non è caduto nella trappola della vendetta. Il mondo rende omaggio oggi all’importanza di Madiba – ha detto Boldrini – e venire qui significa capire che cosa significa lottare per i propri diritti.

Secondo la presidente della Camera ”chi dice che occuparsi dei diritti umani è una cosa vuota doveva venire qui oggi. E il mondo che si raccoglie intorno a Nelson Mandela è un segnale positivo per tutti. Per me che ho lavorato per 25 anni nel settore umanitario, vuol dire tantissimo”.