Uruguay: marijuana é di Stato, ma l’Onu boccia legge

MONTEVIDEO – E’ una normativa davvero storica quella approvata in queste ore in Uruguay. Sará infatti lo Stato a farsi carico della produzione, distribuzione e vendita della marijuana. Il progetto di legge ha destato un forte interesse da parte di molti stranieri che puntano a prendere la residenza sul Rio de la Plata, mentre l’Onu ha decisamente respinto la decisione del Senato uruguaiano

Per le strade di Montevideo é il ‘day after’ del provvedimento, approvato con i soli voti del Fronte Ampio – la coalizione di sinistra al governo – mentre l’opposizione si é opposta: risultato finale, 16 voti a favore, 13 contrari.

– E’ un fatto gravissimo – ha sottolineato Pedro Bordaberry, noto esponente ‘anti-Frente’. Fuori dalla sede del parlamento, centinaia di militanti ‘pro-legge’ hanno gioito per il fatto di poter fumare liberamente: la votazione é stata accolta quindi con grande soddisfazione e con tante ‘canne’ subito accese, anche se la legge sará in vigore solo dal prossimo aprile.

Tra i primi effetti del via libera del Senato c’é un grande interesse proprio a livello internazionale. Diverse ambasciate del paese stanno infatti ricevendo richieste di chiarimenti su come trasferirsi sulle spiagge di Montevideo.

– Le telefonate che ci arrivano puntano ad avere dettagli sulle possibilità di prendere la residenza nel nostro paese – ha dichiarato il ministro degli Esteri Luis Almagro -. E’ chiaro però – ha subito puntualizzato – che il nostro obiettivo non è quello di aumentare gli ingressi degli stranieri nel Paese a seguito della legge. Non vogliamo in altre parole aprire gli spazi ad un ‘turismo della marijuana’.

La ‘mossa’ uruguaiana non é d’altra parte piaciuta all’Onu. La legge non tiene conto dell’impatto negativo sulla società del paese, ha precisato la Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti (Incb). Anzi – ha sottolineato il presidente della Incb, Raymond Yans – la legge “spezza le normative legali” a livello internazionale.

A volere con forza il progetto della ‘marihuana’ é stato soprattutto il presidente José Mujica. L’ex guerrigliero dei Tupamaros ha tra l’altro ribadito che l’obiettivo della riforma non è “diventare un Paese del fumo libero”, ma piuttosto tentare un “esperimento al di fuori del fallito proibizionismo”, per riuscire a “strappare un mercato importante ai trafficanti di droga”.

Il punto chiave é proprio questo. In un’America Latina dove l’offensiva dei narcos rappresenta probabilmente il principale problema sociale del subcontinente, la ‘mossa’ dell’Uruguay si inserisce in un contesto particolarmente complesso, visto per esempio il notevole rafforzamento dei narcotrafficanti proprio nel sud della regione, in primo luogo nell’Argentina.

Montevideo si é quindi inoltrato in un terreno del tutto nuovo, nel sempre caldissimo fronte della lotta alla droga. Non a caso il titolo di El Pais – principale giornale locale – sottolinea ”l’esperimento”.In un articolo sempre sulla prima pagina, il quotidiano ricorda i problemi derivanti dal consumo della marijuana, e cioé ”disturbi ormonali, depressivi e persecutori, oltre a effetti cancerogeni”.

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