Mazzette per 14 mln, arresti in tutta Italia

MONZA – Un giro di tangenti di 14 milioni versati a politici e funzionari comunali di mezza Italia per vincere appalti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti e dei servizi ambientali per un valore complessivo di oltre 260 milioni di euro. E’ questo il cuore dell’inchiesta della Procura monzese con al centro la Sangalli Giancarlo, azienda specializzata in igiene urbana, e che ieri ha portato gli uomini della guardia di Finanza del comando Provinciale di Milano e del gruppo di Monza, ad arrestare 26 persone, a notificare ad altre 15 un provvedimento di obbligo di dimora e a sequestrare beni mobili e immobili per la cifra equivalente al prezzo della corruzione.

Sono questi gli sviluppi di un’indagine coordinata dai pm Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo e dal Procuratore della Repubblica Corrado Carnevali e per la quale, su ordine del gip Caludio Tranquilli, sono finiti in carcere in 14: tra questi il sindaco di Pioltello, centro del milanese, Antonio Concas, il vice sindaco di Frosinone Fulvio De Santis e l’assessore del comune pugliese di Andria e Canosa Francesco Lotito. I tre, in concorso con la famiglia Sangalli (padre e figli), e in alcuni casi con funzionari locali, sono accusati, il primo di una mazzetta incassata di 20 mila euro per prorogare il contratto con l’azienda monzese; il secondo di aver pilotato una gara per la raccolta dei rifiuti nella città laziale in cambio di un’adeguata ‘ricompensa’; e il terzo di aver costruito, in cambio di un milione, un capitolato d’appalto su misura, sempre per la raccolta dei rifiuti nella cittadina della Puglia.

Tra gli indagati ‘eccellenti’ ritorna il nome dell’ex assessore del comune di Monza Giovanni Antonicelli. Già finito in carcere lo scorso marzo assieme ad altri, tra i quali Giuseppe Esposito detto ‘Peppe u curtu’, ritenuto il capo di un’organizzazione camorristica operativa in Brianza e azzerata dell’inchiesta Briantenopea, Antonicelli è tra le 12 persone poste agli arresti domiciliari: a suo carico la vicenda di un appalto, risalente al 2009, da 127 miloni di euro per la raccolta rifiuti a Monza, che ha coinvolto un dirigente comunale (in carcere) e, tra gli altri, l’ex presidente e l’ex dg di Amsa Milano Sergio Galimberti e Salvatore cappello (obbligo di dimora). Appalto per il quale gli imprenditori avrebbero versato una maxi tangente di un milione ai politici e ai funzionari locali e di un milione e mezzo agli allora vertici dell’azienda della nettezza urbana milanese per evitare che questa partecipasse alla gara.

Di Antonicelli il gip, nel suo provvedimento, dice sia stato “a libro paga dell’impresa Sangalli, nei cui confronti avrebbe messo a diposizione il proprio ruolo”, ritenendolo così protagonista di “una incredibile sequela di episodi di corruzione tale da dare conto dell’esistenza” di quello che è stato battezzato dai pm ‘sistema Sangalli’ con il quale per, per usare le parole del pm Bellomo, “è stata corrotta mezza Italia”. Un sistema con il quale l’imprenditore ultrasettantenne (ai domiciliari) e i suoi tre figli (in carcere) avrebbero, questa l’ipotesi, ‘oliato’ funzionari – alcuni con “stipendi mensili” – e dirigenti pur di vincere i bandi (anche quelli di Metropolitana Milanese, la quale si è detta parte offesa e ha annunciato verifiche interne, del cimitero di Monza e di Brianzacque), e che emerge dall’ordinanza del giudice. Infatti nel provvedimento in cui si contestano a vario titolo ai 41 indagati i reati di corruzione, turbativa d’asta, truffa aggravata e emissione di fatture false, vengono riportate intercettazioni in cui i Sangalli fanno una sorta di elenco delle mazzette versate. E poi ancora ci sono i fotogrammi di un filmato girato dalle fiamme gialle durante un servizio di appostazione, in cui Lotito, alla stazione di Termini a Roma, riceve da uno dei Sangalli una tranche di una tangente: 70 mila euro in contanti in un sacchetto del Coin.

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