WSJ, Lobotomia su 2.000 soldati anche per curare omosessualità

NEW YORK  – Roman Tritz si strofina i due vuoti ai lati della fronte.

– Non va cosÌ tanto bene quI – dice.

E’ la cicatrice lasciata da una lobotomia. Tritz, che ora ha 90 anni, ex pilota di un caccia bombardiere, È uno dei pochi ancora in vita a poter raccontare una pratica che il governo americano usò su oltre 2.000 veterani durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. A rivelare la tragica vicenda una serie di documenti ufficiali, lettere e memorie scoperte dal Wall Street Journal e pubblicate nel reportage “The Lobotomy Files: The Forgotten Soldiers”, i soldati dimenticati.

La pratica era usata come possibile rimedio a malattie psichiatriche, come la schizofrenia, la depressione. Ma anche per ‘correggere’ l’omosessualita’. Uno studio del 1955 indica come siano stati oltre un milione i soldati ricoverati negli ospedali durante la guerra per problemi psichiatrici, a fronte dei 680 mila curati per le ferite riportate in combattimento. Nella ricerca disperata di una cura, si ricorse così spesso alla lobotomia.

Diversi pazienti pero’ non sopravvissero all’operazione. Tritz, figlio di un contadino del Wisconsin, durante la Seconda Guerra Mondiale venne colpito in volo più volte. Un frammento di metallo gli fratturò il cranio. E una volta tornato dalla guerra i medici lo rilasciarono con un certificato di buone condizioni di salute. I problemi cominciarono alla fine degli anni ’40, quando il reduce iniziò a lamentare di essere perseguitato dall’Fbi e dall’Aeronautica Militare.

Lo stress della guerra si faceva sentire. Dopo diversi tentativi di recupero, la famiglia decise di ricoverarlo in un ospedale psichiatrico per veterani. In otto anni subisce ben 28 elettroshock, più volte viene messo sotto coma terapeutico, per 68 volte viene ‘bombardato’ con gettiti d’acqua ad alta pressione, sia caldi che freddi.

Ogni terapia appare inutile, e secondo i medici non resta altro che la lobotomia. Dopo 60 anni Tritz ha ben chiaro in mente un ricordo: il giorno in cui gli inservienti dell’ospedale sono andati da lui e lo hanno inchiodato al pavimento per prepararlo all’operazione. Lui si è ribellato a tal punto che la prima volta non sono riusciti. La seconda sì. E nel 1953, poche settimane prima del suo trentesimo compleanno, l’uomo viene lobotomizzato. Solo sei settimane dopo l’operazione, ha delle convulsioni nel sonno. E’ il primo degli attacchi epilettici causati dalla lobotomia. Progressivamente Tritz è scivolato in un mondo tutto suo dal quale è stato impossibile farlo uscire.

Da 30 anni mangia da solo due volte al giorno allo stesso ristorante. Ordina sempre la stessa cosa e raramente parla con gli altri clienti. Il suo isolamento è quasi totale.

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