Angelo Rizzoli, una vita tra editoria e guai giudiziari

ROMA – Nipote del fondatore della casa editrice di cui portava il nome, aveva avuto una vita tormentata passando dall’altare alla polvere, tra inciampi e risalite e nuove cadute. L’ex editore e produttore cinematografico Angelo Rizzoli è morto la notte tra mercoledì e giovedì al Policlinico di Roma, dov’era ricoverato da 13 giorni. Aveva compiuto 70 anni un mese fa. Era malato di sclerosi multipla da quando ne aveva 18. A darne notizia la moglie Melania de Nichilo (medico e ex deputato Pdl) da cui ha avuto due figli.

– Mio marito – ha detto – era malato, ma questa vicenda giudiziaria gli ha spezzato il cuore, lo ha sfinito.

I funerali nella basilica di Sant’Eugenio in via delle Belle Arti a Roma cui parteciperà anche la sua prima moglie, l’attrice Eleonora Giorgi (dal matrimonio durato dal 1979 al 1983 era nato il suo primogenito Andrea). Nel febbraio scorso l’ennesima vicenda legale aveva portato Angelo Rizzoli in carcere, accusato dalla procura di Roma di bancarotta fraudolenta – un crac da 30 milioni – in qualità di amministratore unico della Rizzoli Audiovisivi.

La sua morte ha scatenato le reazioni del centrodestra, dal presidente dei deputati di FI Renato Brunetta (“torturato un malato grave”), a Mara Carfagna, portavoce del gruppo di FI alla Camera (“ultimo martire di un sistema ingiusto”) a Mariastella Gelmini (“vittima di barbarie giudiziaria”). Ma anche i deputati del Pd Danilo Leva, Walter Verini e Andrea Manciulli in una nota congiunta fanno notare:

“La morte di Angelo Rizzoli deve essere l’occasione di stimolo per intervenire senza più rinvii per la riforma della custodia cautelare. Un sistema che negli anni ha purtroppo dimostrato degli aspetti disumani”.

Nato a Como nel 1943, Angelo era figlio di Andrea Rizzoli, presidente dell’omonima casa editrice, negli anni Settanta il primo gruppo editoriale italiano. L’uomo che, su progetto di Gipo Viani, costruì Milanello, sede della squadra di calcio del Milan, di cui fu anche presidente per nove stagioni (dal 1954-55 al 1962-63); artefice, negli anni Cinquanta di acquisti del calibro di Schiaffino, Altafini e Liedholm, trasmise la passione rossonera al figlio.

Noto come Angelone per la sua stazza imponente, ma anche come Angelo Rizzoli jr, si laureò in Scienze politiche all’Università di Pavia; ottenne la specializzazione in Media and communications alla Columbia University di New York. Nel 1971 entrò nel Consiglio di amministrazione dell’azienda di famiglia, all’età di 28 anni. Il 12 luglio 1974 il padre Andrea decise di rafforzare la casa editrice acquistando il primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera.

Acquisendo il Corriere realizzò il suo sogno di imprenditore, ma cominciò a fare i conti anche con un enorme indebitamento. Proprio alla fine degli anni Settanta, Angelo fu arrestato per un’altra storia di bancarotta, salvo poi essere prosciolto dalla Cassazione. A metà degli anni ’80, arrivò alla perdita del controllo della Rizzoli-Corriere della Sera, epilogo dello scandalo P2. Angelone Rizzoli aveva sposato in prime nozze nel 1979 Eleonora Giorgi, conosciuta a una festa.

I due si sposarono, durante una convention Rizzoli a Venezia, nella cripta della Basilica di San Marco e il testimone di nozze fu Bruno Tassan Din. Dall’unione è nato un figlio maschio, Andrea. Nel 1984 i due si erano separati: Eleonora Giorgi chiede la metà del patrimonio del marito, valutabile in 400 miliardi di lire e, alla fine della causa, ottenne 10 miliardi. Nel 1989 conobbe Melania De Nichilo che ha sposato e da cui ha avuto 2 figli: Arrigo e Alberto. Dopo un lungo periodo di silenzio, negli anni ’90 Angelo Rizzoli aveva ripreso l’attività come produttore cinematografico e televisivo. Tra le sue produzioni, Padre Pio con Sergio Castellitto, Incompreso, Cuore, La guerra è finita e Le ali della libertà con Sabrina Ferilli. Al termine di una lunga vicenda giudiziaria, durata sei processi per 26 anni, Rizzoli ottiene sei assoluzioni definitive con formula piena, ma i guai per lui non finiscono ancora. Solo qualche mese fa per l’ex produttore arrivano altre grane: è il 14 febbraio quando viene arrestato dalla Gdf di Roma per un crac di oltre 30 milioni di euro. L’accusa è di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, per aver, secondo la procura capitolina, causato con dolo il fallimento di quattro delle società controllate dalla holding di cui è amministratore unico, la Rizzoli Audiovisivi Srl. In quell’occasione gli vengono sequestrati beni per 7 milioni di euro, compresi la residenza della famiglia ai Parioli, la tenuta Ca de’ dogi, diversi terreni a Capalbio e alcune quote societarie.

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