Via soldi ai partiti ma… Grillo attacca: “Solo chiacchiere”

ROMA – L’impegno, a inizio legislatura, era di arrivare entro l’anno all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Davanti alle secche nelle quali il disegno di legge era finito in Senato, il governo accelera approvando un decreto che dà ai cittadini la scelta di destinare il 2×1000 ai partiti.

”Manteniamo la promessa”, annuncia, di primo mattino, via twitter, il premier Enrico Letta. La risposta di Beppe Grillo, primo destinatario ‘politico’ della decisione del governo, arriva, sempre su twitter, quando è ancora in corso il consiglio dei ministri: ”Basta con le chiacchiere, Letta restituisci i 45 milioni di rimborsi del Pd. Fatti non pugnette”.

Il governo vuole marcare, a due giorni dal voto di fiducia, il ”nuovo inizio” della maggioranza che, senza Silvio Berlusconi, si poggia ora su Enrico Letta, Angelino Alfano e sul neoleader del Pd Matteo Renzi, che subito, attraverso i suoi, rivendica l’effetto-scossa delle primarie sull’esecutivo. Ma, a detta del premier, sono state le difficoltà di arrivare entro Natale al via libera finale al ddl a Palazzo Madama ad aver spinto l’esecutivo ad aggirare i ritardi con un decreto che sarà subito operativo in attesa del voto entro 60 giorni.

– Abbiamo recepito il testo della Camera e siamo intervenuti perchè l’anno sta finendo e scavallarlo avrebbe significato perdere un anno intero nel regime transitorio – spiega il presidente del Consiglio che, in conferenza stampa, al fianco dei ministri Ncd Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello, sottolinea come da ora in poi ”assegniamo tutto il potere ai cittadini”.

Il decreto affida agli elettori la scelta di decidere a quale partito destinare il due per mille dell’Irpef ed introduce sconti fiscali per la contribuzione volontaria con un tetto annuo di 300mila euro.

– Una vera rivoluzione – assicura il sottosegretario Giovanni Legnini – non un’escamotage.

La decisione non soddisfa affatto Beppe Grillo, che della rinuncia ai rimborsi elettorali ha fatto il suo cavallo di battaglia, togliendo i rimborsi i parlamentari M5S.

“Per rinunciare ai finanziamenti pubblici – attacca il comico genovese – è sufficiente non prenderli, il decreto legge di Letta è l’ennesima presa per il culo. L’ennesimo tweet”.

Ma il leader M5S non è solo nella critica all’iniziativa del governo: se il Pd a trazione renziana mette da parte i dubbi, pur presenti, sulla fine del finanziamento pubblico, è Forza Italia ad annunciare che nell’iter, che partirà mercoledì dal Senato, si metterà di traverso. Un decreto ”contra personam”, ovvero contro Silvio Berlusconi, è la tesi di Sandro Bondi che se la prende con gli ex compagni di partito del Nuovo Centrodestra:

– Per circa vent’anni hanno potuto fare politica grazie ai lauti finanziamenti garantiti dal Presidente Berlusconi e ora si scoprono improvvisamente moralizzatori della politica.

E Renato Brunetta, in conferenza dei capigruppo, se la prende con il ministro Dario Franceschini:

– Il decreto è un trucco del governo, bastava porre al Senato la fiducia sul ddl per fare in tempo, scriverò al presidente Napolitano su questi tempi bui nel rapporto tra governo e Parlamento.

Ecco  come funziona all’estero

ROMA – Dalla Francia alla Germania, passando per gli Usa, il finanziamento pubblico ai partiti, con modalità e forme diverse, è previsto ovunque. E se il governo italiano ha deciso di chiudere l’anno abolendo il contributo statale, il tetto fissato dalla Germania per finanziare le forze politiche nel 2013 è stato il più alto della storia della Repubblica federale. Ecco come viene disciplinato nei diversi Paesi.

– FRANCIA – I partiti hanno un finanziamento pubblico in due tranche. La prima è proporzionale ai risultati del partito alle precedenti elezioni politiche. Il finanziamento viene attribuito ad ogni formazione che abbia presentato dei candidati che abbiano ottenuto almeno l’1% dei voti in almeno 50 circoscrizioni. In pratica, ogni voto frutta circa 1,70 euro annuali fino alle politiche successive. La seconda tranche (circa 40 milioni di euro nel 2007) è proporzionale al numero di parlamentari che si dichiarano iscritti a ciascun partito. Le spese elettorali vengono rimborsate ai candidati che ottengono almeno il 5% dei suffragi.

– GERMANIA – E’ regolato in base alla legge sui partiti. Lo Stato fissa ogni anno un tetto complessivo, che per il 2013 è stato il più alto della storia della Repubblica federale, pari a oltre 154 milioni di euro. A ogni partito vanno 70 centesimi per ogni voto conquistato per ciascuna elezione. Per i primi 4 milioni di voti viene calcolata una somma di 85 centesimi. A questi si aggiungono 38 centesimi per ogni euro ricevuto come donazione da iscritti, eletti o sostenitori, ma con un tetto di 3300 euro per persona fisica. Ogni partito non può ricevere dallo Stato più di quanto abbia raccolto con i propri mezzi. Per ottenere il finanziamento un partito deve raggiungere lo 0,5% delle preferenze nelle elezioni federali o europee o l’1% in quelle dei Laender.

– GRAN BRETAGNA – Gran parte del finanziamento ai partiti arriva da donazioni private. C’è comunque un contributo pubblico, che nel 2012 è stato di 8,8 milioni di sterline (11,3 milioni di euro). Gran parte di questi fondi fanno parte del cosiddetto ‘Short Money’, destinato ai partiti che stanno all’opposizione sulla base del loro ‘peso’ politico.

– SPAGNA – Il sistema di finanziamento è misto: tramite rimborso elettorale, in base ai seggi conquistati (almeno uno) e sui voti conquistati e con finanziamenti privati. Nel 2011 il totale di quello pubblico è stato di 131 milioni (2,84 euro per abitante): 86,5 milioni di contributo e 44,5 come rimborso elettorale. Nel 2012 c’è stato un taglio del 20 per cento dei finanziamenti pubblici. USA – Il sistema americano pone al centro i candidati, non i partiti, e prevede sia finanziamenti pubblici che privati. Quello pubblico è previsto solo durante le campagne elettorali. Ma ogni candidato può decidere di usufruire del denaro raccolto presso privati attraverso i cosiddetti ‘fundraiser’, oppure attraverso i comitati elettorali (vedi i cosiddetti ‘Superpac’ durante la campagna per le presidenziali) o attraverso le donazioni dei singoli cittadini. Un sistema che solleva crescenti dubbi sulla dipendenza dei politici dalle lobby. Per le elezioni locali, ognuno dei 50 Stati Usa o ognuna delle città ha le sue norme.

– GIAPPONE – Sulla base dei voti ricevuti nelle ultime elezioni generali, i soggetti con lo status di partiti politici (Seito, cioè che abbiano 5 rappresentanti nella Dieta o abbiano avuto il 2% dei voti a livello nazionale, proporzionale o locale nell’ultima elezione per la Camera Bassa o in una delle due ultime elezioni della Camera Alta) ricevono come finanziamento pubblico 250 yen a cittadino, per un monte totale di circa 32 miliardi di yen (circa 240 milioni di euro) per ogni anno fiscale.

(ANSA)

 

 

 

 

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