Lampedusa: immigranti come nei lager

Pubblicato il 17 dicembre 2013 da redazione

PALERMO  – Una decina di migranti si spoglia mentre fa la fila nel cortile del centro di accoglienza di Lampedusa. Sono nudi, nel freddo di dicembre e sono in fila per essere spruzzati con un composto medicinale, attraverso un tubo collegato a una pompa, perché affetti da scabbia. Queste immagini, che il sindaco dell’isola Giusi Nicolini ha definito “da lager”, sono state trasmesse dal Tg2 e in poche ore hanno fatto il giro del web.

Non usa mezzi termini il presidente della Camera Laura Boldrini:

– Il trattamento riservato agli immigrati è indegno di un Paese civile. Quelle immagini non possono lasciarci indifferenti.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano assicura che “chi ha sbagliato pagherà”, parole che il titolare dell’Immigrazione, Cécile Kyenge, fa sue, aggiungendo che quanto accaduto a Lampedusa è “inaccettabile in uno Stato democratico”.

– E’ disumano far denudare una persona – sostiene per poi proseguire indignata:

–  La rende una ‘non persona’.

E il premier Enrico Letta annuncia che “il governo farà un’indagine approfondita e sanzionerà le responsabilità se saranno accertate”. Il ragazzo autore del filmato, un immigrato ospite della struttura da oltre due mesi, riferisce che “uomini e donne subiscono lo stesso trattamento; la stessa umiliazione ogni tre, quattro giorni, per curare la scabbia, una malattia che molti di noi hanno preso proprio nel centro”.

Gli immigrati si dispongono in fila, a gruppi; ammassano a terra i loro vestiti e vengono spruzzati con il preparato. Ad operazione conclusa, gli operatori della coop che gestisce il centro distribuiscono loro delle magliette pulite. Il tutto avviene nel cortile, con un metodo che richiama orrori d’altri tempi.

– Un sistema da lager – dice senza mezze parole il sindaco Nicolini -. Un’intervento sanitario non si fa all’aperto, irrorando gli ospiti, nudi, con un tubo. Lampedusa e l’Italia intera si vergogna di queste pratiche d’accoglienza, che devono mutare.

Il sindaco spiega che l’unico soggetto competente per le strutture d’accoglienza è il ministero dell’Interno, anche per le questioni sanitarie. Né Comune né Usl possono intervenire di propria iniziativa. Nel centro, che ha 250 posti letto, in questo momento sono presenti circa cinquecento migranti, in maggioranza eritrei e siriani. Una situazione che, a causa dei continui sbarchi, è diventata insostenibile, tanto che l’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) ha chiesto al governo italiano “soluzioni urgenti per migliorare gli standard”.

L’Unhcr insiste sul rispetto della specificità del centro, abilitato alla prima accoglienza. Dalla struttura di contrada Imbriacola, i migranti dovrebbero essere trasferiti, entro 48 ore, verso appositi centri dislocati sul territorio nazionale. Ma questo non accade, e non da ora: alcuni ospiti sono lì da oltre due mesi e i lavori di ampliamento sono bloccati, dopo che nel settembre 2011 un’intera ala del centro è stata chiusa per un incendio.

Le immagini scioccanti hanno provocato un profluvio di proteste da parte di tutte le maggiori organizzazioni umanitarie, da Amnesty a Medici senza Frontiere, da Save the Children alla Croce Rossa Italiana.

“La modalità – insorge il Comitato 3 ottobre, nato dopo l’ultimo naufragio che ha provocato 366 morti – con cui viene effettuato il trattamento antiscabbia ai migranti, non tiene in nessun conto la dignità delle persone”.

Indignato anche l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei e presidente di Migrantes.

– Chiedo che venga fatta chiarezza su quello che i telespettatori hanno potuto vedere e che venga percorsa ogni strada per affermare la verità dei fatti.

Tanti anche i commenti di esponenti politici, come il democratico Francesco Russo che chiede ad Alfano di fare piena luce sui Centri di accoglienza e Paolo Ferrero del Prc che chiede di chiudere i Cie e abolire la legge Bossi-Fini, richiesta quest’ultima condivisa anche da Venera Padua del Pd.

La grande risonanza del servizio trasmesso dal Tg2 è commentata con orgoglio, in serata, dall’Usigrai: “adesso nessuno potrà più dire di non sapere quello che succede a Lampedusa. Ai giornalisti il compito di vedere cosa succederà ora, se il diritto e il rispetto saranno di casa nei centri di accoglienza e nei Cie, a Lampedusa come in ogni parte di Italia e del mondo”.

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