Arriva Merkel III, ma a Bruxelles la musica non cambia

Pubblicato il 18 dicembre 2013 da redazione

BERLINOSocialdemocratici dentro o fuori il governo, la linea di Berlino in Europa non cambia. Alla vigilia del vertice Ue, Angela Merkel, neo eletta cancelliera di una grande coalizione, si prepara a partire per Bruxelles facendosi precedere da un chiaro biglietto da visita, ribadito anche durante l’incontro con il presidente francese Francois Hollande. La crisi dell’euro non è finita e per riparare agli errori di costruzione dell’Ue bisogna cambiare i Trattati. Sull’Unione bancaria, come ha ripetuto anche ieri sera a Parigi, la Germania è d’accordo ma a pagare non devono essere gli Stati, né i contribuenti, ma le banche. Sull’euro si sono fatti dei progetti ma bisogna insistere, la ricetta seguita finora, solidarietà in cambio di riforme, é buona e va portata avanti.

Eletta  per un terzo mandato alla guida di un governo in Germania, la Merkel ha tenuto la sua prima dichiarazione governativa da neo eletta al Bundestag: l’Europa e il vertice Ue  odierno al centro del discorso. Quindi, in ossequio a una tradizione bilaterale ormai consolidata, è volata a Parigi assieme al ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier.

A Bruxelles, intanto il caposaldo del suo vecchio e nuovo governo, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, difende la linea del fronte tedesco sull’Unione bancaria: la Germania è contro interventi degli Stati per salvare le banche, contro un fondo comune per salvare banche di Paesi terzi, non vuole si attinga al fondo salva-stati Esm e neanche che sia solo la Commissione a decidere il default di una banca. Anche se, come spesso accade, Berlino alza la posta a inizio trattativa per poi giungere ad un accordo.

La cancelliera ha chiesto agli Stati in crisi maggiori sforzi per le riforme (non basta prometterle vanno anche attuate), servono accordi “vincolanti” fra i singoli Stati e la Commissione. Per far camminare l’Europa le basi giuridiche attuali non bastano, “bisogna cambiare i Trattati”, ha detto respingendo la critica che la Germania “blocca certi sviluppi”.

– Chi vuole più Europa – ha affermato – deve essere pronto a modificare le regole di alcune competenze. In un mondo che cambia di continuo non possiamo star fermi e dire che una volta ci siamo accordati sul Trattato di Lisbona non c’è nessuna necessità di cambiarlo: così non funziona – ha scandito.

La Francia si oppone invece a una riforma dei Trattati e su una serie di altri aspetti – e non è la sola – è in dissonanza con la Germania. Francia, Italia, Spagna ed altri insistono da tempo per una politica più orientata alla crescita e più solidale. Berlino invece, gira e rigira, sapendo di avere dietro la stragrande maggioranza dei tedeschi, è meno ‘generosa’ sugli aiuti anche perché, in proporzione, è quella che ne deve dare di più.

– L’Unione europea e in particolare l’eurozona devono essere in grado di fronteggiare le crisi – ha ripetuto anche a Parigi. Al Bundestag la cancelliera ha lodato i risultati di Irlanda e Spagna e riscontrato segnali positivi anche in Grecia, Portogallo e Cipro.

– Ci sono dei progressi ma la crisi del debito dell’eurozona – ha detto – non è superata, non bisogna stancarsi di ripeterlo, ma vediamo dei successi e siamo convinti che può essere superata durevolmente.

A suo avviso, per uscire dalla crisi causata dai vizi di alcuni Stati (mancanza di rigore, competitività e violazione delle regole europee) la ricetta adottata finora è buona e bisogna continuarla: “solidarietà in cambio di riforme”. Insomma, Merkel II o Merkel III, l’alternativa che si pone a Berlino è sempre la stessa: una Germania europea o un’Europa tedesca?

Al summit Ue non solo Unione bancaria e rigore
Non solo salvataggio delle banche e rigore, ma anche crescita, giovani, immigrazione, difesa, allargamento dell’Ue e Ucraina. Tanti i temi sul tavolo dei leader dei 28 oggi al vertice Ue, “segno che ormai – hanno sottolineato fonti europee – il peggio della crisi, dove per 5 anni alcuni temi hanno eclissato gli altri, è alle spalle”.

– ACCORDI CONTRATTUALI. Ribattezzati ‘Partnership per la crescita’, si tratta di intese su base volontaria che uno Stato membro negozia con Bruxelles per realizzare specifiche riforme da questa ‘raccomandate’. In cambio, però, per la prima volta queste vengono effettuate con il sostegno finanziario dell’Ue. La discussione tra i 28 su modalità e obblighi si prevede “intensa”, e l’intesa definitiva è fissata per giugno.

– GIOVANI E PMI. Punto della situazione su Garanzia e Iniziativa per i giovani, che devono partire il 1 gennaio, e sull’accesso al credito per le imprese con il presidente della Bei.

–  IMMIGRAZIONE. Discussione sulla Task Force per il Mediterraneo e la sua attuazione, tema caro all’Italia, ma anche la revisione della strategia Ue, che dovrà essere definita per giugno 2014.

– DIFESA. Focus tematico per la prima volta dal 2008, sarà affrontato alla presenza del segretario generale della Nato. In discussione, più cooperazione tra i paesi Ue per una maggiore efficacia della politica di difesa comune, dalle missioni civili ai ‘Battlegroups’, poi gestione delle frontiere e sicurezza marittima, con un occhio all’industria europea della difesa.

– ALLARGAMENTO. Atteso il via libera all’avvio dei negoziati d’accesso all’Ue per la Serbia, con la prima riunione a gennaio.

–  UCRAINA E POLITICA ESTERA. Disponibilità a lasciare la ‘porta aperta’ e a firmare, previo rispetto delle condizioni, l’accordo di partnership con Kiev. I 28 affronteranno anche la situazione nella Repubblica centrafricana e in Siria.

–  LIBERA CIRCOLAZIONE LAVORATORI. Questione non in agenda, ma che potrebbe fare capolino su pressione di Londra, decisa a dare battaglia su quote e tetti per i cittadini Ue che si spostano in Gran Bretagna per lavorare

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