Olimpiadi. Guerra Fredda e boicottaggi, da Montreal a Soci

Pubblicato il 18 dicembre 2013 da redazione

ROMA – Il governo americano ‘diserta’ la cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Soci 2014. Il presidente Barack Obama a rappresentare l’America sceglie un’icona dell’omosessualità nello sport, l’ex fuoriclasse del tennis Billie Jean King. Il clima torna teso tra Usa e Russia: questa volta gli Usa si fanno ‘paladini’ dei diritti dei gay. Una forma di contestazione plateale quella scelta da Obama contro le discriminazione russe contro gli omosessuali. Non è la prima volta nella storia dello sport che i rapporti tra Usa e Russia sono tesi, come ai tempi della Guerra Fredda.

Gli episodi più eclatanti restano le Olimpiadi di Mosca 1980 e Los Angeles 1984. Alle prime ‘disertarono’ gli americani, contro l’invasione del’Afghanistan, alle seconde gli atleti dell’allora Urss e di tutto il blocco del’Est, con l’esclusione della Romania di Ceausescu e della Jugoslavia del maresciallo Tito. Ufficialmente fu la mancata garanzia dell’incolumità degli atleti. Ai Giochi di Montreal ‘76 Taiwan non partecipò perché non le venne consentito di presentarsi col nome di “Republic of China”, e 27 Stati Africani si rifiutano di presenziare a causa dell’ammissione ai Giochi della Nuova Zelanda. Il Paese australe era stato criticato per aver partecipato pochi mesi prima ad un incontro di rugby in Sud Africa, contri i padroni di casa, mentre erano ancora in vigore leggi razziali.

Venti anni prima, a Melbourne, erano state la crisi di Suez e l’invasione sovietica dell’Ungheria a convincere da un lato Egitto, Iraq e Libano, dall’altro Olanda e Spagna, a non inviare le rispettive squadre olimpiche. Anche la Cina, sempre per il caso Taiwan, non aveva partecipato.

L’ultimo boicottaggio olimpico si ebbe nel 1988, con la decisione della Nord Corea di non partecipare per protestare contro l’esclusione dall’organizzazione dei Giochi, affidata esclusivamente a Seul. Esistono anche casi di boicottaggi o proteste di singoli atleti. Il più famoso fu il pugno con il guanto nero alzato contro il razzismo di Tommie Smith e John Carlos scalzi sul podio dopo la finale dei 200 metri a Messico ‘68.

Nel nuoto l’iraniano Mohammed Alirezaei non scese in vasca sia alle Olimpiadi di Pechino 2008 sia ai Mondiali di Roma 2009, perché aveva in batteria un atleta israeliano. Nel 2011 la tunisina Sarra Besbes, ai Mondiali di scherma, rimase immobile sulla pedana a prendersi cinque stoccate dall’attonita avversaria, Noam Mills, anche lei israeliana. A Pechino ci furono le proteste e le minacce di boicottaggio contro la politica violenta e repressiva della Cina in Tibet. Anche lì si risolse con alcune iniziative singole a favore dei diritti umani.

L’episodio più famoso, e più grave, di mancata protesta da parte degli Stati rimane sicuramente quello legato alle Olimpiadi di Berlino 1936. Dietro le proteste a favore del boicottaggio il presidente americano Roosevelt decise di inviare in Germania come osservatore Avery Brundage, futuro presidente del comitato olimpico internazionale. Brundage, noto per le simpatie naziste e rimasto famoso anche per la decisione di proseguire i Giochi nel 1972 dopo la strage di Monaco, caldeggiò la partecipazione americana alla manifestazione. Gli unici a rifiutarsi di presenziare alla “Olimpiade nazista” furono quindi solo la Spagna (non ancora franchista) e l’Urss.

Il calcio è stato coinvolto in misura minore, rispetto alle Olimpiadi, nei boicottaggi. Nel 1934 l’Uruguay decise di non partecipare per ripicca nei confronti delle numerose diserzioni quattro anni prima, quando aveva ospitato il Mondiale, da parte di diversi stati europei. L’Inghilterra non partecipò ai Mondiali fino al 1950, ma più che altro per questioni sportive. Più di recente anche in Italia c’è stato un dibattito sull’opportunità di boicottare i prossimi Mondiali in Brasile, per protestare contro la mancata estradizione del terrorista Cesare Battisti. Altro caso di boicottaggio mancato, come fu nel tennis anche in occasione della Coppa Davis nel ‘76 nel Cile di Pinochet. E quella fu l’unica ‘insalatiera’ vinta dall’Italia.

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