Anci: pesa il taglio da 1,5 mld. L’appello a Napolitano

Pubblicato il 19 dicembre 2013 da redazione

ROMA  – I Sindaci perdono la pazienza sul miliardo e mezzo di euro che mancherebbero all’appello e chiedono che sia l’inquilino del Colle, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a sciogliere la matassa intricata di una legge di stabilità che nei fatti strozza i conti dei Comuni. E’ stato un Piero Fassino quasi sopra le righe a lanciare l’offensiva dei primi cittadini. Il presidente dell’ Anci e sindaco di Torino ha chiarito in una conferenza stampa, dopo una mattinata passata con tanti altri colleghi a tentare di far quadrare i conti della finanziaria, che “la legge di stabilità configura – soprattutto per l’Imposta unica comunale (Iuc) – una secca e inaccettabile riduzione delle risorse dei Comuni”.

Poi si è spinto ancora più in là e ha dichiarato uno stop unilaterale dell’Anci a tutti gli incontri istituzionali, senza dimenticare di spedire un siluro al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, reo di avere “un atteggiamento pregiudiziale verso i Comuni”. La perdita secca di 1,5 miliardi, ha ribadito Fassino, è provocata da un insieme di fattori. Nel 2013 con l’Imu il 30% delle prime case (4,5 milioni di immobili) finiva nella ‘no tax area’ per la detrazione statale di 200 euro per abitazione e 50 euro per figlio.

Il comparto veniva alimentato con 400 milioni e a fronte di ciò per il 2014 l’Anci ha chiesto 1 miliardo ma sarebbero stati promessi ‘solo’ 500 milioni. Una perdita secca la provocherebbe poi l’aliquota sulla prima casa, fissata al 2,5 per mille, ma che in realtà molti Sindaci hanno già portato al 5,3 per mille. In più il Senato ha abbassato l’aliquota per le seconde case al 10,6 per mille, rispetto a un atteso 11,6 per mille, facendo così rimanere invariate le entrate su questo capitolo.

L’ammanco di 1,5 miliardi, ha ripetuto il presidente Anci, produrrà quindi “gravi e inevitabili conseguenze nell’erogazione dei servizi ai cittadini e quindi sulle condizioni di vita di milioni di persone”. Per uscire dal pantano, ha suggerito Fassino, il governo dovrebbe varare nel prossimo consiglio dei ministri un decreto correttivo, “evitando così di scaricare sui cittadini il 40% delle maggiori aliquote della seconda rata Imu 2013”. Messaggio che, ha fatto sapere dopo una breve apparizione in Conferenza Unificata per spiegare le ragioni dell’assenza dell’Anci, ha già inviato al ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini.

Fassino nel frattempo ha tirato in ballo “una tecnocrazia ministeriale che ha preso di punta i Comuni, a cominciare – ha aggiunto – dal Ministero dell’Economia, il cui titolare, Fabrizio Saccomanni, ha un atteggiamento pregiudiziale verso i Sindaci”. Nel frattempo il leader dei Sindaci ha convocato per il 29 gennaio un’assemblea straordinaria Anci “per valutare le decisioni assunte da Governo e Parlamento e assumere le conseguenti iniziative”.

Intanto ha incassato la solidarietà del segretario del Pd e sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e, anche se in modo parziale, del ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio. Per quest’ultimo “i Comuni hanno molte ragioni per protestare per la riduzione del fondo detrazioni per la famiglie numerose”. Del resto, ha puntualizzato, “la norma su questo punto era assai diversa quando è uscita da Palazzo Chigi, ma poi il Senato l’ha modificata”.

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