I migranti si cuciono la bocca: protesta choc al Cie di Roma

Pubblicato il 22 dicembre 2013 da redazione

ROMA – Otto migranti si sono cuciti la bocca per protesta contro la prolungata permanenza al Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di Ponte Galeria a Roma. A dare per primo al gesto estremo sarebbe stato un giovanissimo imam di 32 anni.

Mercoledì scorso l’uomo, un ex detenuto tunisino, aveva avuto un incontro con il Garante del Lazio dove, a quanto si apprende, si era lamentato dicendo di aver fatto, dal carcere, un trasferimento di soldi alla sua famiglia, ma che quel denaro non era mai arrivato a destinazione.Nel Cie al momento ci sono circa novanta persone, sessantuno uomini e ventinove donne. Alcuni dei migranti, protagonisti della protesta, sono pregiudicati e provengono dal carcere. Il Garante dei detenuti del Lazio da tempo si batte perché passi il progetto di effettuare le identificazioni in carcere: se avvenissero nelle strutture penitenziarie, infatti, si ridurrebbero i tempi di permanenza all’interno dei Cie.

Le ”notizie sconvolgenti’,’ provenienti dal Cie di Ponte Galeria, dice  il viceministro dell’Interno con delega alla Pubblica Sicurezza Filippo Bubbico, ”confermano la necessità di agire per superare l’esperienza dei Cie, un modello superato e inutile che produce disagi e sofferenze”.
– Bisogna ricostruire un clima di serenità, abbassare la tensione, procedere più rapidamente possibile – aggiunge – per ripensare il modello attuale e promuovere un nuovo sistema di accoglienza che rispetti la dignità umana. E’ necessario dare un segnale a queste persone. Per far questo -spiega Bubbico- è importante il ruolo dei mediatori culturali. L’Italia ha sempre saputo distinguersi in termini di accoglienza e vicinanza nei confronti di tutti. Capiamo la loro sofferenza, ma devono avere fiducia, vogliamo modificare l’assetto e agire perché venga rispettata la dignità di ciascuno di loro, riconosciuta la loro condizione, in particolare per chi fugge da tragedie e guerre. Devono avere fiducia, sappiamo che hanno vissuto e vivono disagi e sofferenze. Abbiano fiducia, vincendo la diffidenza.
– Cucirsi la bocca è un atto terribile, spaventoso che indica che queste persone devono essere veramente disperate per le condizioni in cui si trovano a vivere – afferma  Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati -. Sono preoccupato, queste forme di protesta potrebbero espandersi ad altri centri – dice ancora Hein – diventare anche più incisive. Queste persone cercano di attirare l’attenzione mediatica e quindi quella politica. E’ necessario rispondere in qualche modo per non far crescere tali proteste. Credo che il governo debba rivedere le proprie politiche nei confronti di questi centri e degli immigrati, che non fanno che accumulare sofferenza e violazioni della propria dignità umana.
Una delegazione di parlamentari di Sinistra Ecologia Libertà, composta da Serena Pellegrino, Filiberto Zaratti e da Franco Bordo, si è recata presso il Cie di Ponte Galeria a Roma per verificare le condizioni degli immigrati.

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