In Brasile per onorare il Grande Torino

Pubblicato il 31 dicembre 2013 da redazione

Durante l’estate del 2014, il mondo intero si fermerà ancora una volta per l’arrivo del campionato del mondo di calcio, ovvero la manifestazione sportiva più grande che sia mai esistita. Giocato solo per un mese ogni quattro anni, il mondiale riesce sempre ad avere un effetto immensamente drastico in quasi tutte le popolazioni in giro per la Terra: chiudono le scuole, gli uffici, e perfino le guerre prendono una pausa.

Per di più, l’entusiasmo intorno alla manifestazione non è soltanto limitato al singolo mese in cui le partite vengono disputate. Bensì, si tratta di un sentimento puramente passionale che nasce con molto tempo in anticipo e va crescendo continuamente ogni giorno affinchè s’impadronisce di tutto il cuore del tifoso, togliendo alcun tipo d’importanza a tutte gli altri aspetti della vita.

Per questo motivo, milioni di tifosi hanno seguito con estrema attenzione la realizzazione del sorteggio di Venerdi scorso, in cui sono stati determinati i gruppi e gli orari del campionato. Di conseguenza, questi milioni di persone non possono far altro che sognare di vedere il proprio paese trionfare in campo in modo tale da poter, almeno per un attimo, scordarsi dei propri problemi della vita quotidiana.

Come ben si sa, quella del 2014 sarà la seconda edizione della storia ospitata dal Brasile, che avrà un grossa occasione per vincere il suo sesto titolo. La prima fu nell’ormai lontano 1950 ed è ancora oggi ricordato come una degli eventi sportivi più significativi di sempre poichè rappresentò un risveglio per tutto il mondo dagli anni bui della seconda guerra mondiale.

Tuttavia, non tutte le nazioni sono riuscite ad usufruire dell’evento come un momento di svolta, soprattutto per l’Italia, che fu emozionalmente e fisicamente stroncata dallo sfortunato episodio di Superga dell’anno prima, quando ben 31 membri del Torino Calcio, di cui 18 giocatori, persero la vita dopo che l’aereo in cui viaggiavano si schiantò contro una collina.

Quella, peraltro, non era una squadra qualsiasi, bensì una vera e propria macchina inarrestabile che vinse cinque scudetti, di cui quattro consecutivi, durante e dopo la guerra. Non a caso è ancora oggi ricordata come il Grande Torino, composta da numerosi giocatori che costituivano anche la colonna vertebrale della nazionale.

Ed è  proprio grazie a questi giocatori il motivo per il quale l’Italia rappresentava una delle squadre più forti del panorama internazionale e si apprestava a vincere, in Brasile, il terzo mondiale di fila, dopo quelli vinti nel 1934 e 1938.

Certamente, la vittoria mondiale in Sudamerica non poteva essere garantita solo al fatto di vantare di questo gran gruppo di calciatori. Tuttavia, l’incidente di Superga distrusse ogni sogno per l’Italia, non solo per il numero importante di uomini che son venuti a mancare, ma soprattutto per lo schock emozionale di quelli che invece, in vita, piansero i propri compagni.

Oltretutto, il trauma fu così forte che la delegazione azzurra decise di approdare in Brasile in barca, invece che in aereo, a differenza di tutte le altre nazioni. Una decisione più che comprensibile che però portò conseguenze inevitabili dal punto di vista della preparazione, poichè ci vollero tre settimane per attraversare l’oceano mentre che i giocatori riuscirono ad allenarsi solo per pochi giorni fino a quando tutti i palloni finirono in acqua rapidamente. Come lo si puo ben immaginare, l’avventura in Brasile non fu delle migliori. Da campioni del mondo in carica, infatti, gli azzurri dovettero tornare a casa dopo essere stati eliminati nella fase a gironi.

Il prossimo anno, però, dopo 64 lunghi anni da quel inglorioso campionato, il destino offrirà all’Italia una nuova opportunità per rifarsi in Brasile. Aspirare al titolo è sempre e comunque un obbligo per una squadra che vanta di quattro stelle. Tuttavia, questa volta i giocatori avranno anche la grande responsabilità di onorare al meglio non solo la memoria dei grandi caduti in Superga ma anche quella dei rappresentanti azzurri che ci misero la faccia in quella espedizione mondiale.

Una responsabilità, questa, di cui il CT Cesare Prandelli ne sa benissimo l’importanza. Senza ombra di dubbio, il tecnico lombardo saprà preparare al meglio il gruppo che dovrà dimostrare, ancora una volta, di essere più forte delle ingiustizie subite dalla FIFA, che da sempre riserva trattamenti al dir poco vergognosi per una nazione che ha scritto la storia del calcio.

L’ultimo esempio è quello di aver sorteggiato gli azzurri in quarta fascia, nonostante i grandi risultati degli ultimi anni, in favore di paesi come la Colombia, il Belgio e la Svizzera che, con tutto il rispetto, sono molto inferiori.

Per la gioia dei tifosi, però, la FIFA ha inconsapevolmente creato le basi per una grande avventura da parte della nazionale, che storicamente ha sempre dimostrato il meglio di sè contro le cosiddette grandi squadre. Perciò, come dimostrato con il quarto posto ottenuto durante il mondiale del 1978, ovvero l’ultima volta che l’Italia non fu testa di serie e quindi fu costretta a combattere in un gruppo di ferro, gli azzurri diventeranno la sorpresa della competizione. Di sicuro, Lassù, ci sarà un’intera nazionale orgogliosa di essere rappresentata in un modo così eroico.

Riccardo Di Julio

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