Scintille Pd-Ncd su agenda. Letta media,resto ottimista

ROMA. – Le unioni civili e la legge elettorale si fanno “con chi ci sta”. Non è per nulla intimorito dalle ‘minacce’ del Nuovo centrodestra, il Pd di Matteo Renzi. Se gli alfaniani avvertono che l’agenda dei prossimi mesi deve passare da loro, i renziani scrollano le spalle. Ncd ribadisce che la tentazione delle maggioranze variabili rischia di essere fatale per il governo. E Angelino Alfano tiene il punto sul no ai matrimoni gay. Ma i dem replicano che certi temi non possono essere rinchiusi nel recinto dell’alleanza di governo e il segretario continua a giocare all’attacco. Così, prima ancora che il tavolo dell’agenda per il 2014 sia aperto, la tensione è alle stelle tra gli azionisti del governo, la diffidenza tanta. Ma le schermaglie negoziali non preoccupano Enrico Letta. Che proprio sul contratto di coalizione lavora per tutta la giornata a Palazzo Chigi: approfondisce i dossier e sente informalmente i firmatari del patto sia nel merito che sul metodo del confronto. “Nelle prossime 2-3 settimane si troverà una buona intesa su tutto”, si mostra ottimista il premier. Anche dopo le nuove stoccate riservate da Renzi a lui e ad Alfano. Palazzo Chigi non commenta la conferenza stampa in cui il segretario sostiene che “il merito fondamentale” del calo dello spread “è di Draghi”. Piuttosto, ribadisce che è “condivisibile” l’accelerazione di Renzi sulla legge elettorale, perché sarebbe positivo riuscire a registrare a breve un accordo sul tema in Parlamento. Quanto più in generale al patto di programma, a Palazzo Chigi si osserva che è fisiologico, nella contrattazione, che leader forti e autorevoli si confrontino con spinte incisive. I toni alti, le fibrillazioni, vengono considerati parte del processo. E’ persuaso di riuscire a mediare, insomma, Letta. Il premier, concorda Lupi, farà “sintesi, perché i diktat non servono a nessuno”. E con la firma del contratto di coalizione, “per i prossimi 14 mesi la caduta del governo non sarà in discussione”, sostiene il ministro di Ncd. Che smorza i toni dopo che altri esponenti del partito, come Fabrizio Cicchitto e Roberto Formigoni, hanno ribadito che se Renzi pensa di fare legge elettorale e unioni civili con una maggioranza diversa da quella che regge il governo, “si va alla crisi”. Renzi del resto non si cura degli avvertimenti. E non solo continua a tenere aperto il dialogo con FI e M5S. Ma pungola ancora Alfano: “In una settimana vogliamo una risposta sulla legge elettorale, non vorrei – dice – si utilizzasse” il tema delle unioni civili come “arma di distrazione di massa”. Un diversivo. Per non affrontare la riforma del sistema di voto. Su quel tema, come sulla legge elettorale, “facciamo una trattativa con chi ci sta”, è la linea irremovibile della segreteria dem. E sale l’irritazione tra gli esponenti di Ncd. Anche perché Renzi alza ogni giorno il tiro. E adesso, per tutta risposta alla chiusura sulle unioni civili, accusa Alfano e Giovanardi di non aver fatto niente sulla famiglia, se non “azzerare i fondi”. Ma Alfano tiene il punto: “Che non ci vengano a parlare di frontiere libere e aperte per tutti gli immigrati o di matrimoni gay”. Il tentativo di spostare l’asse del governo più a sinistra su temi “non negoziabili”, non passerà, assicura Ncd. Che si dice pronto a “vedere le carte” (forse un “bluff?”) del Pd. La settimana prossima si entrerà nel vivo, con il confronto sulla legge elettorale. Non solo Ncd, ma anche i montiani di Scelta civica e i popolari di Per l’Italia sono determinati a far valere le loro azioni nell’esecutivo anche se Stefania Giannini indica il Parlamento come sede appropriata per discutere dei temi etici. Ma il Pd mira dritto alla meta, con l’ambizione di dire l’ultima parola.

(Serenella Mattera/ANSA)