La sentenza di Strasburgo: le proposte in Parlamento

Pubblicato il 07 gennaio 2014 da redazione

ROMA – Dal Pd a FI passando per il Nuovo centrodestra: anche i partiti chiedono di voltare pagina e cambiare il codice di procedura civile introducendo la possibilità di tramandare ai figli anche il cognome della madre. In Parlamento sono solo tre le proposte di legge presentate sul tema, alle quali si aggiunge una petizione presentata lo scorso autunno. E un’intesa anche oltre le forze di maggioranza sembra possibile.

Tra i testi depositati alla Camera e al Senato, infatti, quello a prima firma Pd è stato sottoscritto anche da alcuni esponenti di Scelta civica, Ilaria Capua e Salvatore Matarrese, e da una deputata di Forza Italia, Elena Centemero. La proposta, trasversale, appare tra l’altro come la più innovativa rispetto alle regole attuali perché prevede la possibilità di mantenere entrambi i cognomi dei genitori o di scegliere quello che si preferisce. E dunque introduce la libertà di tramandare solo il cognome materno.

Più “prudenti” invece le posizioni della deputata del Misto Renate Gebhard e del senatore del Nuovo centrodestra Francesco Colucci: la prima dà la possibilità di trasmettere ai figli entrambi i cognomi di famiglia. E questi, a loro volta, potranno “passare” alla propria prole solo il primo dei due. In compenso, i coniugi – si legge nel provvedimento – potranno conservare ciascuno il proprio cognome. L’ultima proposta, quella presentata dal parlamentare del Ncd, prevede, invece, la possibilità di ereditare entrambi i cognomi e chiarisce che in caso di disaccordo fra i genitori a prevalere sarà sempre il cognome paterno

 

Vince la famiglia Cusan-Fazzo, ecco la storia

Se fosse dipeso da loro i loro tre figli porterebbero giá il cognome materno, invece di quello del padre. Ma questo in Italia non é possibile e cosí, dopo anni di battaglie nei tribunali italiani, Alessandra Cusan e Luigi Fazzo tra febbraio e marzo 2013 portarono il loro caso davanti alla Corte europea dei diritti umani.

I coniugi sostennero che il rifiuto delle autoritá italiane all’utilizzo del cognome della madre, costituiva una violazione del loro diritto alla vita privata e familiare, oltre a quello a non essere oggetto di discriminazione, e quindi a vedere tutelata la paritá dei coniugi.

I giudici, sembrarono subito orientati a pensare che la coppia potesse anche aver ragione: avevano infatti comunicato il caso a Roma, che doveva poi dare giustificazioni. Di fatto si doveva rispondere secondo quali criteri in Italia é obbligatorio dare ai figli il cognome del padre. In base alle risposte del governo la Corte avrebbe valutato poi se il ricorso era ammissibile e in caso affermativo si sarebbe pronunciata sul merito come fatto ieri.

La battaglia della coppia Cusan-Fazzo ha avuto inizio nell’aprile del 1999, con la nascita di Maddalena. I genitori chiesero di registrare la bambina col cognome della madre ma all’anagrafe rifiutarono. I coniugi fecero allora ricorso al tribunale di Milano che tuttavia lo rigettò asserendo che, anche se non c’era una legge specifica che imponga di dare il cognome del padre ai figli, questa era tuttavia una regola radicata nella coscienza sociale e nella storia italiana.

Il caso arrivò fino alla Corte Costituzionale, che pur dichiarando la questione irricevibile, osservò come l’attuale sistema era frutto di una concezione patriarcale della famiglia che non era più compatibile col principio costituzionale della parità tra uomo e donna. E alla stessa conclusione arrivò per ben due volte anche la Cassazione che si pronunciò sulla questione per l’ultima volta nel settembre del 2008.

Ma tutto questo non cambiò la situazione. Nel frattempo sono stati presentati diversi progetti di legge alla Camera e disegni di legge al Senato per modificare quegli articoli del codice civile che dettano le regole per il cognome dei coniugi e dei loro figli. Ma non si è mai arrivati alla discussione.

Ora che la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia, il parlamento è costretto a rivedere la legislazione in materia.

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