Polemica in Olanda. Vitesse in Emirati senza calciatore israeliano

Pubblicato il 07 gennaio 2014 da redazione

TEL AVIV – Malinconico gennaio per il centrocampista Dan Mori della squadra olandese Vitesse Arnhem che domenica ha visto i suoi compagni decollare verso Abu Dhabi per gli allenamenti invernali mentre lui è stato costretto a restare indietro e ad allenarsi con le riserve. Poche ore prima del volo, ha detto al quotidiano Yediot Ahronot di Tel Aviv (che dedica alla vicenda ampio spazio), la squadra è stata informata che se Mori fosse sbarcato all’aeroporto di Abu Dhabi, sarebbe stato arrestato in quanto cittadino israeliano: ossia, ‘persona non grata’.

La vicenda ha subito innescato aspre polemiche in Olanda, dove il comportamento del Vitesse (attualmente al secondo posto in classifica) viene biasimato da più parti. Uno dei politici più noti, il conservatore Geert Wilders, ha sostenuto che la squadra olandese avrebbe dovuto rinunciare al viaggio. Altri deputati hanno accusato il Vitesse di “codardia”, mentre la comunità ebraica olandese si è detta “sconvolta” dalla vicenda. Citando la stampa olandese, Yediot Ahronot aggiunge che l’allenatore del Vitesse, Peter Bosz, ha ammesso di essere rimasto dispiaciuto per il forzato forfait di Mori in Abu Dhabi. Ma le critiche giunte dal mondo politico, ha aggiunto, non lo interessano affatto.

“Io faccio solo il mio mestiere, ossia l’allenatore”, ha precisato. Fra quanti hanno cercato di sfumare i toni è stato proprio il centrocampista Mori, secondo cui un mese fa – quando per la prima volta si era profilata la possibilità di un ritiro invernale ad Abu Dhabi – i dirigenti locali non avevano fatto alcun problema. Il loro irrigidimento è stato repentino, ha aggiunto, poche ore prima del volo.

La stampa israeliana denuncia intanto con forza l’atteggiamento discriminatorio applicato verso i suoi atleti da alcuni Paesi arabi. Cita ad esempio il rifiuto di ingresso imposto dal Dubai nel 2009 alla tennista israeliana Shahar Peer: gli organizzatori dei campionati di tennis ricevettero allora una multa di 300mila dollari. Anche a Doha, rileva Yediot Ahronot, nuotatori israeliani sono stati di recente discriminati. Sono stati ammessi alle gare ma la bandiera israeliana è stata fatta “scomparire” per non urtare suscettibilità locali. L’ostilita degli sportivi di certi Paesi arabi nei confronti di quelli israeliani si è manifestata anche alle Olimpiadi. A Pechino 2008 nelle batterie dei 100 rana il nuotatore Mohammed Alireazei si rifiutò di gareggiare contro l’israeliano Tom Beeri.

Un anno dopo Alirezaei fece lo stesso ai mondiali di nuoto a Roma, per la presenza dell’israeliano Mickey Malul. Ad Atene 2004 il judoka iraniano Arash Miresmaeili, candidato alla vittoria finale nella sua categoria, disertò il tatami pur di non misurarsi con l’israeliano Ehud Vaks. Due anni fa a Catania ai mondiali di scherma fece una scelta analoga la tunisina Sarra Besbes, che preferì farsi squalificare piuttosto che gareggiare contro l’israeliana Noam Mills.

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