Saccomanni, tra real politik e i doveri di guardiano dei conti

ROMA – Prima le risorse per la cancellazione dell’Imu sulla prima casa, poi quelle per rinviare l’aumento dell’Iva – in parte scattato lo scorso anno – quindi le nuove polemiche sulla Tasi, sulla mini-Imu e infine sugli scatti salariali degli insegnanti. E’ sempre stata scomoda per il ‘tecnico’ Fabrizio Saccomanni la scrivania di Quintino Sella in via XX settembre. Più che un fortino per la tenuta dei conti, la sede del Ministero dell’Economia sembra da sempre il falansterio ipotizzato da Fourier per sviluppare la vita di comunità, con un continuo via vai.

Vertici, riunioni tecniche, confronti normativi: Saccomanni guida un Ministero che gestisce i flussi per il funzionamento di tutti i gangli dello Stato. Facile che il suo ufficio diventi una vera e propria ‘trincea’. Così è accaduto sul recupero degli scatti sulle buste paga degli insegnanti. La norma è stata introdotta da Tremonti nel 2009 e dava al ministero dell’Istruzione la possibilità di evitare il blocco trovando le risorse al suo interno. Il recupero è scattato quando il ministero dell’Istruzione non ha trovato le coperture per scongelare gli aumenti annuali. Il tweet del ministro Carrozza che invitava Saccomanni a bloccare il recupero è così arrivato come un fulmine a ciel sereno, vista la responsabilità del dicastero dell’Istruzione sulle coperture e sulla gestione dell’intera operazione.

Deciso di soprassedere sul recupero, spetterà proprio al ministro Carrozza – ha scritto il Tesoro nella nota ufficiale – reperire le risorse in altro modo. Un comunicato che tra le righe fa certo trasparire l’irritazione per lo scaricabarile istituzionale. Di certo ora non è più solo il Tesoro a tenere il cordone dei conti pubblici. La loro gestione è un meccanismo multilivello, che parte dalle regole fissate e condivise in Europa, passa per l’autonomia e la responsabilità degli enti locali, trova sintesi nel confronto governo-parlamento.

Saccomanni, che è finito anche nel tritacarne del dibattito sul possibile rimpasto di governo, è certo il ponte del confronto tra Italia e Europa, che non vede di buon occhio un allentamento della politica fiscale. Questo ne rafforza il ruolo, con anche l’attento appoggio del Quirinale. E’ il caso della cancellazione dell’Imu prima casa, che ha visto Saccomanni prima sulla graticola del Pdl, con in testa il capogruppo della Camera Renato Brunetta, poi nel mirino degli strali dei Comuni. Saccomanni, in ossequio ai patti di governo, ha trovato alla fine le risorse per cancellare l’Imu sulla prima e sulla seconda rata. Ma – proprio per il principio di autonomia e responsabilità – non ha voluto ‘coprire’ tutti gli aumenti di aliquota dei Comuni, decisi magari con un pizzico di furbizia sperando nel ristoro della minore entrata da parte dell’erario centrale.

Così è nata la mini-Imu che gli italiani pagheranno il 24 gennaio. Servirà a scendere sotto il 3%, un valore simbolo per le regole Europee, tanto che un pressing per superare questo ‘dogma’ è stato fatto anche dal neo segretario Pd, Matteo Renzi, la cui influenza è stata evidente sia sulla vicenda della scuola sia su quella della Web tax, voluta dal parlamento e ora rinviata. Insomma una poltrona che scotta quella di Saccomanni in attesa che spread e Spending Review diano i frutti sperati per ridurre tasse su lavoro e imprese. Come promesso.

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