Canale Panama: lite Autorità-Consorzio

MILANO – E’ tempo di trattative e quindi pubblicamente si mostrano i muscoli, ma alla fine si troverà un accordo tra l’Autorità per il Canale di Panama (Acp) e il consorzio di imprese che sta realizzando il nuovo e molto più grande collegamento tra Oceano Atlantico e Pacifico (Gupc, guidato dalla spagnola Sacyr al quale Salini Impregilo partecipa al 38%). Anche perché sostituire il Consorzio è legalmente difficilissimo, ma soprattutto porterebbe a ritardi immensi in un’opera giunta al 72% della sua realizzazione. Lo dicono gli analisti finanziari (in Borsa Sacyr -3%, Salini Impregilo +1%) e trapela da molte delle parti coinvolte: una partita a scacchi giocata da Jorge Quijano, numero uno dell’Acp, il cui team è accusato dagli europei di scarsa esperienza nella gestione di un progetto costruttivo di tale rilevanza, dalle imprese del consorzio, dal governo di Panama (con il presidente Ricardo Martinelli che deve guardare anche alla elezioni di primavera) e quello spagnolo, in collegamento con Roma.

La questione è rilevante: il nuovo canale dovrebbe essere pronto entro il 2015 e consentirà il passaggio di navi molto più grandi rispetto alle attuali (oltre i 350 metri di lunghezza). Ed è cruciale sia per le strategie delle compagnie marittime, che devono programmare le tratte con largo anticipo, sia per Panama: i ricavi sono stimati dagli iniziali 2,5 miliardi di dollari fino a 6,5 l’anno a regime.

I conti iniziali prevedevano una spesa superiore ai 5 miliardi, dei quali circa tre e mezzo per i lavori svolti dal Consorzio. Che però ha incontrato difficoltà impreviste, a partire dall’aumento del costo del calcestruzzo, che rappresenta un terzo delle spese, per colpa di un terreno molto diverso rispetto a quanto prospettato. Così il Gupc, che non sarà azionista del Canale, ha stimato costi extra per 1,6 miliardi di dollari, minacciando di interrompere i lavori il 20 gennaio e di ricorrere a un arbitrato se il committente non se ne farà carico, almeno in parte. Su questa base si discute e si discuterà, anche aspramente. Ma le enormi paratie per le nuove chiuse, che necessitano di almeno due anni di lavori, sono in Italia, a Trieste, costruite dalla Cimolai per conto di Salini Impregilo. Un gruppo che si muove unitariamente a tutto il consorzio mentre i giganteschi ‘gates’ difficilmente si muoveranno dai porti italiani prima che venga trovata una soluzione. (ANSA).

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