Premier Letta: “Pronto cambio di passo non diktat”

ROMA – Il premier Enrico Letta è il primo a chiedere un “cambio di passo”. Ma il rischio che il presidente del Consiglio intravede, in una giornata di polemiche, è che il governo diventi figlio di nessuno, con i vari leader di maggioranza pronti a scaricare le proprie responsabilità invece che condividerle. Per questo la richiesta, seppure poi smentita, di Dario Nardella, fedelissimo di Matteo Renzi, di un passo indietro di Saccomanni insieme all’incertezza sulla data dell’incontro tra Letta e il sindaco fanno calare il gelo di Palazzo Chigi verso colui che, ad avviso del premier, dovrebbe essere il motore della nuova maggioranza.

Letta resta concentrato a Palazzo Chigi nelle consultazioni con i vari partiti della maggioranza. Ma l’aria che soffia intorno e sopra il governo non sembra la migliore per stringere un contratto di coalizione prima dell’incontro, il 29 gennaio, con la Commissione Europea. Per questo, oltre ai contenuti, ieri il premier ha voluto mettere in chiaro, in realtà incontrando gli alleati più fedeli all’esecutivo, che lui non accetterà “diktat” nè tantomeno un 2014 con un governo che “tira a campare”, ostaggio di veti e tatticismi dei vari leader di maggioranza.

Un avviso ai naviganti in una giornata in cui gli ultimatum si sono sprecati. E non aiutano il cammino i dubbi del ministro Enrico Giovannini sul job act, che per Alfano, addirittura, altro non è che “la solita minestra riscaldata”. Il premier, a dispetto delle tensioni, mantiene i nervi saldi. E, fiducioso di riuscire ad amalgamare le varie proposte della maggioranza, invita tutti ad aspettare il tavolo di coalizione che servirà a stringere sul Patto per il 2014.

Letta è pronto ad ascoltare tutte le idee dei partiti ma sembra dovrà aspettare ancora qualche giorno per conoscere di persona le intenzioni di Matteo Renzi. L’incontro, previsto ieri anche se non in agenda, non si è svolto.

– I due si vedranno quando entrambi saranno pronti e noi siamo pronti mentre mi sembra che sulla legge elettorale il segretario ancora non quagli – è la lettura di un fedelissimo del premier. Nell’entourage renziano, invece, trapela che l’incontro potrebbe svolgersi dopo la direzione del Pd del 16, quando il leader Pd incasserà l’ok del partito sulle sue proposte. Non proprio, insomma, lo stesso timing previsto a Palazzo Chigi che voleva chiudere entro venerdì il primo giro di incontri con tutti i leader di maggioranza prima della partenza del premier per la visita di Stato in Messico. Riunioni nelle quali, a quanto si apprende, Letta pospone un eventuale rimpasto alla stesura degli impegni per il 2014. Ed è sopratutto intorno al ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che si è aperto un assedio.

Ieri Nardella, ex vicesindaco di Firenze e molto vicino a Renzi, ha definito “grave” il fatto che, sui tagli agli insegnanti, il titolare dell’Economia si sia definito un esecutore.

– Il Mef deve essere guidato da un politico – è la tesi dell’esponente renziano, tradotta come la richiesta di dimissioni. Il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini si affretta a smentire ma nel Pd, come sottolinea Dario Ginefra, si diffonde la sensazione che “il Pd, invece di sostenere Letta, rischia di minarne il campo”. Anche perchè, al di là delle smentite ufficiali, tra i renziani è diffusa la sensazione che una svolta di governo possa avvenire solo con un’agenda e alcuni ministri nuovi e nel mirino non c’è solo Saccomanni.