Draghi: “La crisi non è sconfitta”

FRANCOFORTE  – La crisi dell’Eurozona non è ancora sconfitta e la Banca centrale europea è pronta a “ulteriori azioni decisive” se l’inflazione dovesse rallentare ulteriormente, restando troppo a lungo nell’attuale “zona di pericolo”. A parlare è il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Il presidente della Bce lancia l’allarme mentre sul fronte italiano il deficit si è attestato al 3% del Pil nel terzo trimestre, evidenziando i margini minimi sul bilancio cui cui fa i conti il governo. Con termini da lui stesso definiti più “decisi”, per “enfatizzare fortemente” l’impegno a tassi fermi, o in calo, fin quando necessario, Draghi ha alzato il tiro di fronte al rischio della deflazione.

– La Banca centrale europea – ha detto nella conferenza stampa dopo la decisione di lasciare i tassi fermi allo 0,25% – al momento non prevede deflazione, ma solo un’inflazione bassa che si protrarrà. Ma è pronta ad agire se dovesse verificarsi un peggioramento delle prospettive di medio termine per l’inflazione o una stretta ingiustificata sui mercati monetari a breve termine. Il mandato della Bce – ha spiegato Draghi – vale in entrambi i sensi, e ciò autorizza Francoforte ad agire se l’inflazione si allontanasse troppo a lungo dal quasi 2% desiderabile.

Il magro +0,8% segnato dai prezzi nell’Eurozona a dicembre era atteso, dovuto a fattori tecnici. Ma vi sono rischi. A partire dalla ripresa ancora debole e fragile, che fa dire a Draghi “sarei molto, molto cauto” prima di affermare che la crisi è sconfitta.

Nessun dettaglio sulle misure specifiche che la Bce potrebbe dispiegare: Draghi non si è sbilanciato, in particolare, sull’eventualità che l’Eurotower acquisti titoli direttamente sui mercati. Chiaro, invece, l’invito ai governi a fare la loro parte. Nelle riforme strutturali per la crescita; nel risanamento delle banche, con gli stress test che potrebbero, nel breve periodo, continuare a frenare il credito a famiglie e imprese; nel risanamento dei conti pubblici, guardando alla spesa e “minimizzando gli effetti distorsivi di nuove tasse”. Temi che toccano nel vivo l’Italia, alle prese con margini ristretti visto il vincolo del 3% di deficit/Pil 2013, reso ancora più stringente data l’uscita di Roma dalla procedura di deficit eccessivo proprio lo scorso anno. Secondo i dati grezzi dell’Istat, quel rapporto si è attestato nel terzo trimestre 2013 al 3%, 1,6 punti percentuali in più rispetto al terzo trimestre del 2012, e al 3,7%nei primi nove mesi dell’anno.