Siria, 500 morti in scontri tra ribelli e qaedisti

BEIRUT  – Circa 500 morti, decine dei quali vittime di esecuzioni sommarie, compresi molti civili. E’ questo il drammatico bilancio della battaglia che da una settimana infuria nel nord della Siria, fuori dal controllo delle forze governative, tra gruppi ribelli da un lato e miliziani qaedisti dall’altro. Il bilancio è stato stilato dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), mentre il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), Peter Maurer, è arrivato a Damasco nella speranza di negoziare con le autorità un maggiore accesso ai nove milioni di civili che si stima abbiano bisogno di aiuti umanitari, vale a dire il 40 per cento della popolazione.

– Sono determinato a fare pressione per ottenere un maggiore accesso per il Cicr e la Mezzaluna Rossa siriana e migliorare un’assistenza medica che sia imparziale nelle zone assediate – ha sottolineato Maurer, chiedendo anche di poter visitare le prigioni.

Le speranze di avviare un negoziato sono riposte intanto nella riunione, domenica a Parigi, degli 11 Paesi arabi e occidentali, compresa l’Italia, del gruppo “Amici della Siria”, che cercheranno di convincere la Coalizione delle opposizioni, rappresentata dal suo presidente Ahmad Jarba, a partecipare alla conferenza di pace in programma il 22 gennaio in Svizzera. Ma la Russia, che con gli Usa è il maggiore sponsor dell’iniziativa, ha ribadito il suo sostegno al regime.

Il primo obiettivo deve essere “la lotta al terrorismo”, ha affermato in un comunicato il ministero degli Esteri dopo un incontro di suoi diplomatici con il sottosegretario di Stato americano per gli affari politici, Wendy Sherman, a Mosca. La posizione del presidente Bashar al Assad sembra essersi notevolmente rafforzata negli ultimi mesi, grazie ad una offensiva contro le forze ribelli intorno alla capitale e alle lotte intestine all’interno del campo avverso.

L’Ondus stima che almeno 482 persone siano rimaste uccise negli scontri tra gruppi ribelli jihadisti e non da una parte e qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) dall’altra: questo negli ultimi sette giorni nelle province settentrionali di Aleppo, Raqqah, Hama e Idlib. Tra le vittime, secondo la fonte, figurano 85 civili, 21 dei quali sono stati “giustiziati” sommariamente dall’Isis. Gli uccisi tra i ribelli sono 240, di cui oltre 20 passati per le armi dai rivali qaedisti. Questi ultimi hanno perso 157 miliziani, di cui 47 uccisi con esecuzioni sommarie nell’area di Jabal al Zawaiya, nella provincia di Idlib. E’ salito intanto a una ventina di civili uccisi, tra cui quattro bambini, il bilancio di un attentato compiuto con un camion bomba nel villaggio di Al Kafat, nella provincia di Hama, sotto il controllo delle forze lealiste. Mentre una quarantina di ribelli sono rimasti uccisi la notte scorsa in una sortita con cui cercavano di rompere l’assedio delle truppe governative al quartiere di Khaldiya a Homs.

Riappare Asma Assad
Torna a farsi vedere in pubblico, e a sostenere la causa del regime, Asma al Assad, la moglie del presidente siriano Bashar, in passato elevata dalla stampa occidentale a simbolo di una auspicata nuova stagione politica e ora vista come complice della repressione.

La ‘First Lady’ siriana è tornata ad apparire sui media ufficiali durante una visita compiuta a Damasco ad una ‘scuola per i figli dei martiri’, cioè dei membri delle forze lealiste caduti nel conflitto civile. Le fotografie diffuse dall’agenzia governativa Sana la ritraggono vestita con giacca verde e pantaloni e con i capelli raccolti mentre si fa abbracciare e mostrare i disegni dagli alunni della scuola elementare, con i loro grembiulini azzurri.

Le voci più disparate si sono rincorse sulla moglie di Assad dall’inizio della crisi nel Paese, dopo che, solo qualche mese prima, la rivista americana Vogue le aveva dedicato un articolo elogiativo in cui arrivava a definirla una ‘rosa nel deserto’.