Governo: Pressing Renzi-paletti Alfano. Letta va avanti

Pubblicato il 12 gennaio 2014 da redazione

ROMA. – Enrico Letta va in missione all’estero e la maggioranza torna a fibrillare, ancora preda delle tensioni provocate dal lavoro (il Jobs Act di Renzi bocciato da Alfano, ma non solo) e dalla legge elettorale. Anche se il presidente del Consiglio spiega dal Messico che si ‘fida’ di Matteo e che attende di valutare le decisioni della direzione Pd per capire come proseguire. Poi ci sono le grane generate dai singoli ministri che, per dirla con Enrico Letta, non lesinano con i ‘pasticci’. Una reazione a catena che mette sotto pressione l’esecutivo. Intanto Alfano torna a piantare i suoi paletti: “Non penso che si tornerà a votare, ma se ci sarà blocco, paralisi o stallo sarà bene tornare alle urne”. E avverte Letta e Renzi: non scaricate “questioni interne al Pd sul Paese”. Resta il caso del ministro Nunzia De Girolamo che il Nuovo Centrodestra definisce un ”agguato mediatico tesogli da La Repubblica”. La ministra, guardata con sospetto per alcune telefonate in libertà su nomine e affari a Benevento ha assicurato che chiarirà tutto in Parlamento. Ma nonostante la difesa a testuggine del suo partito (Ncd) e addirittura di parte dell’opposizione, ossia FI che con il capogruppo alla Camera Renato Brunetta si è detta ”garantista da sempre, anche con i non amici”, la questione ha messo in grande difficoltà il Pd e il premier. Tanto più che i renziani sono subito partiti all’attacco sollecitando ”spiegazioni convincenti” da parte della De Girolamo. Ma alla gogna non è stata messa solo la titolare del dicastero dell’Agricoltura; il caso dei due Marò che rischiano in India la pena di morte ha scatenato il centrodestra che continua chiedere la testa di Emma Bonino, accusata di essere ”inerte”. Critiche (soprattutto dei renziani) si sono puntate anche sul ministro del lavoro Giovannini dopo le sue riserve sul Jobs Act. Malumori circondano anche la figura del ministro Flavio Zanonato (bersaniano), la cui presenza nel governo per alcuni non avrebbe più alcun senso politico. Tutti segnali che vanno ad alimentare le voci di un possibile rimpasto, eventualità messa nel conto dallo stesso Letta che ha già fatto sapere che l’argomento è ormai all’ordine del giorno. E’ ripartito così il toto-ministri e tra i nomi per l’Economia è rispuntato quello di Mario Monti (causticamente inserito da Brunetta nelle file dei “morti viventi”) che però ha fatto sapere di non essere disponibile e di puntare invece ad un incarico europeo. Scalpita invece, Renzi, ma – dice lui – non per rimpastare il governo, bensì per mettere il fuoco nelle vene di un governo che ora come ora si muove come un bradipo. Rotta dopo solo 48 ore la tregua, il segretario Pd rimette Letta nel frullatore: il governo così non va, deve ‘cambiare passo’ davvero e gettare alle ortiche il metodo ‘democristianese’. Poi l’affondo: ”Enrico non si fida di me”, ma ”sbaglia. Io le cose le dico in faccia”. ”Renzi dice questo? Io invece di lui mi fido…”replica Enrico Letta. 

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