Sharon, addio di Israele fra lacrime e echi di razzi

Pubblicato il 13 gennaio 2014 da redazione

RANCH DEI SICOMORI – Israele ha dato ieri l’addio all’ex premier Ariel Sharon (85 anni, di cui gli ultimi otto in coma) con un funerale su misura: otto generali in alta uniforme hanno deposto la bara accanto alla tomba della moglie Lily sulla cima della Collina degli Anemoni, a due passi dal suo Ranch dei Sicomori: uno degli angoli piú bucolici del Neghev occidentale. I due figli, Ghilad e Omri, seguivano con lo sguardo e con le camicie stracciate, come vuole il lutto ebraico. Ma dalla vicina striscia di Gaza anche miliziani palestinesi hanno voluto partecipare all’evento. Mentre il pubblico (mille-duemila persone in tutto) risaliva sui torpedoni, due razzi sono esplosi ad alcuni chilometri di distanza. La aviazione ha reagito immediatamente con due raid nella Striscia, che non hanno provocato vittime.

E a Strasburgo, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha negato il minuto di silenzio chiesto per Sharon dall’olandese Laurence Stassen, esponente del partito xenofobo ed anti-islam Pvv. Il socialdemocratico ceco Richard Falbr aveva contestato la richiesta della Stassen chiedendo:

– Teniamo un minuto di silenzio quando Sharon è stato responsabile della morte di decine di migliaia di plaestinesi?

L’ultimo viaggio di Sharon era iniziato alla Knesset di Gerusalemme con una cerimonia formale alla presenza dei massimi dirigenti israeliani, nonché di ospiti di eccellenza fra cui il vice presidente Usa Joe Biden (un suo amico personale di lunga data) e l’emissario del Quartetto Tony Blair. L’Italia era rappresentata dal vice ministro degli Esteri Marta Dassù e dall’ambasciatore Francesco Maria Talò. Dall’Olanda è giunto il leader del Partito della Libertà Geert Wilders.

Riferendosi al ritiro da Gaza nel 2005, Biden e Blair hanno elogiato il pragmatismo e la visione che caratterizzarono Sharon negli ultimi anni della carriera politica. Se avesse visto le elezioni politiche del 2006, ha scritto Haaretz, avrebbe compiuto un analogo disimpegno anche in Cisgiordania. Ma pochi minuti dopo un amico di famiglia, Zeev Hever, un esponente del movimento dei coloni, ha invece messo l’accento sugli anni precedenti.

Nelle esequie è stato affermato che Sharon si impegnò di persona nella edificazione di un centinaio di colonie: disposte in modo tale da rendere di fatto impossibile la costituzione di uno Stato palestinese omogeneo. Poche ore dopo, quando il feretro è giunto alla Collina degli Anemoni a bordo un mezzo militare e avvolto nella bandiera nazionale, quelle dispute sembravano comunque remote.

Il Capo di stato maggiore gen. Beny Gantz ha sintetizzato il contributo militare di Sharon in tre parole: ‘Iniziativa; ardimento; visione’. Di lui ha aggiunto:

– Arik, eri un comandante rude, ma con l’abbonamento all’Orchestra filarmonica di Tel Aviv.

A pochi passi dalla bara, Ghilad ha descritto il padre alla stregua di un prestigiatore:

– Trasformavi l’impossibile in realtà. Non aveva infatti dimostrato che il terrorismo può essere vinto? Che (nel 1973) l’esercito poteva attraversare il canale di Suez? E, ancora questo mese, che è possibile sopravvivere due settimane anche se i reni non funzionano più.

Da parte sua il fratello Omri ha letto una poesia del poeta comunista cileno Pablo Neruda: ‘Educacion del Cacique’, che dettaglia le prove terribili a cui deve sottoporsi chi vuole assumersi la responsabilità di comando.

– Ariel, – ha detto familiarmente al padre – sembra ispirata proprio alle tue gesta.

Mentre i membri dei kibbutzim (aziende agricole collettive) si asciugavano gli occhi per la sepoltura di un vicino da loro molto amato (malgrado fossero spesso di idee politiche opposte), i figli hanno chiuso la cerimonia con una canzone del paroliere pacifista Yankele Rothblit, ‘Madre Terra’. ”Lei ti dira’: ‘sei stanco del viaggio. Non ti preoccupare. Curerò le tue ferite’, e la terra ti abbraccerà ”.

Sulla Collina degli Anemoni stava calando la oscurità quando da Gaza i miliziani palestinesi hanno puntato i loro razzi: riportando tutti all’istante alla dura realtà dell’irrisolto conflitto.

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