Barroso, recessione alle spalle, ma crisi non è finita

STRASBURGO  – “La recessione è alle spalle” ma “la crisi non è finita” perché la disoccupazione è troppo alta e le imprese, a cominciare dalle Pmi che rappresentano la spina dorsale dell’economia, non hanno i finanziamenti necessari per gli investimenti. E’ il quadro che José Manuel Barroso dipinge davanti al Parlamento europeo tirando il bilancio del semestre di presidenza lituana. Il presidente della Commissione si dice anche “sicuro” che il 2014 sarà “un anno positivo di cambiamenti”.

Ma nel quinto anno della crisi che sta cambiando il volto dell’Europa, il Parlamento punta il dito sulla gestione e prepara un rapporto pesantemente critico verso la troika. Da ieri sera la Commissione Econ ha cominciata una serie di audizioni speciali per valutare le scelte fatte da Commissione-Bce-Fmi in Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro. Ieri è toccata a Olli Rehn, oggi è stato il turno di Jean Claude Trichet. Mister Euro, di fronte alle accuse di aver sbagliato tutte le previsioni, di aver scelto ricette che hanno creato disoccupazione, “compromesso gli standard di protezione sociale e tutela della salute” ha replicato puntando il dito verso le incertezze politiche di Italia, Spagna e Grecia che hanno messo in crisi le previsioni. Ed oggi Trichet ha difeso le scelte della sua Bce.

– Non tutto è stato perfetto – ha ammesso – ma se oggi Barroso può dire che chi ha puntato sulla disintegrazione dell’euro ha sbagliato e rivendicare che la fiducia di consumatori e investitori è tornata ai livelli pre-crisi, è stato anche per merito della sua gestione dell’Eurotower. Che – un anno prima dell’ormai famoso faremo tutto il necessario di Draghi – nell’agosto 2011 fu costretta a mettere in riga Italia e Spagna con le condizioni indispensabili per avviare l’acquisto illimitato di Btp e Bonos. Roma e Madrid – ha ricordato – rappresentano il 40% dell’economia europea, ma agli occhi degli investitori internazionali avevano vissuto troppo a lungo al di sopra dei loro mezzi. Ed in quel momento drammatico – ha sottolineato – il resto del mondo scommetteva massicciamente sul collasso di Spagna e Italia. Avessero vinto gli speculatori, dopo Spagna e Italia sarebbe toccata a tutti gli altri.

Nel tirare le somme dell’origine della crisi, Trichet punta anche il dito sulla scelta del 2003 – targata Francia e Germania – di non rispettare il Patto di Stabilità e Crescita con il limite del 3% di deficit.

– Sei anni dopo sono arrivate le conseguenze – dice, sottolineando che “abbiamo evitato la Grande Depressione del ’29, ma non la Grande Recessione.

Ma il Parlamento resta scettico. Troppe previsioni sbagliate, troppo ottimismo inutile mentre la crescita resta un miraggio.

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