Senza grossi annunci il messaggio alla Nazione del presidente Maduro

CARACAS – Un discorso articolato che é durato circa 4 ore.  Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, ha presentato al Parlamento il bilancio della sua gestione nel 2013. E lo ha fatto a rete unificate, trasformandolo di fatto in un messaggio alla nazione, seguendo cosí le orme di tutti i presidenti che lo hanno preceduto a Miraflores.

Non ci sono stati grandi annunci. O, almeno, non tutti quelli che in molti attendevano. Ad esempio, la svalutazione della moneta o l’aumento della benzina. Ha invece assicurato una politica economica severa e vigile e controlli a tappeto sui prezzi per evitare la speculazione, come ha ripetuto piú volte negli ultimi mesi; ha annunciato un tetto del 30 per cento ai profitti dell’imprenditoria nazionale; ha garantito che non verrá piú assegnata valuta pregiata a “aziende fantasme”; ha reso noto la decisione di sopprimere Cadivi che verrá assorbito dal “Centro Nazional de Comercio Exterior” e ha rassicurato che il dollaro a 6,30 bolívares resterá inalterato. Per quel che riguarda quest’ultimo argomento, comunque, non ha precisato quali saranno gli articoli che usufruiranno del dollaro a 6,30 né se le rimesse per i giovani che studiano all’estero verranno assegnate a questo tasso.

Sebbene é vero che é stato annunciato un ulteriore rimpasto governativom lo é anche che non sono stati fatti nomi nuovi né vi sono stati cambi nei ministeri chiave – leggasi Esteri, Interni ed Economia – se non in quello delle Finanze. Ed infatti, Nelson Merentes, che ne era il titolare, torna a presiedere la Banca Centrale del Venezuela. Il capo dello Stato ha annunciato la fusione del ministero delle Finanze con quello della Banca Pubblica. Il nuovo ente sará presieduto da Marco Torres, che era ministro della Banca Pubblica. Dal canto suo, José Khan, attuale presidente di Cadivi, passa al ministero di Commercio in sostituzione di Alejandro Flemming che, invece, avrá la responsabilitá di guidare la transizione di Cadivi.

Insomma, nell’ambito economico non vi sono stati colpi di timone ed é stato riconfermato l’indirizzo seguito fino ad oggi. Il capo dello Stato, nel suo intervento, ha ammesso che, nonostante gli sforzi realizzati, “lo Stato non é riuscito ad impedire la concentrazione delle importazioni in poche mani, né che i proventi della vendita del petrolio finiscano nelle voraci mani della borghesia”.

– Non siamo riusciti a sbarrare il cammino a coloro che si appropriano dei dollari a buon mercato e a chi specula nella loro rivendita quotidiana – ha affermato il presidente Maduro.

A giudizio del capo dello Stato, “la complicitá tra funzionario corrotto e borghesia parassitaria” é all’origine di quella che ha definito “guerra economica”

– Attraverso la speculazione, l’accumlazione di beni e la conseguente loro carestia– ha denunciato il presidente Maduro – si vuole creare una matrice d’opinione; si vuol far credere che il modello economico é inapplicabile, non funziona.

Altro tema d’interesse é stato quello dell’insicurezza. Anche in questa occasione, non vi sono stati grossi annunci. Ha comunque riconosciuto che “la rivoluzione é in debito con la societá” e ha spiegato che si va verso un nuovo modello di sicurezza; “un concetto integrale”. Ha quindi esortato i venezolani a partecipare alla “Gran Misión para la Pacificación Social”. Sempre in tema di “sicurezza”, ha detto di aver dato istruzioni precise al ministro degli Interni, Rodríguez Torres.

– Aumenterá la vigilanza, anche attraverso metodi sofisticati e si applicherá “mano di ferro” – ha precisato -. Chi esce di casa per uccidere – ha poi assicurato – troverá uno Stato pronto ad intervenire. Che nessuno s’inganni, agiremo con estrema severitá. La vita dei cittadini deve essere rispettata.

Immediate le reazioni al discorso del capo dello Stato e, come accade specialmente negli ultimi anni, assai contrastanti. Se c’é chi applaude quanto sostenuto ed annunciato dal presidente Maduro, non manca chi si esprime in segno contrario. Ad esempio, economisti ed esperti in materia economica considerano che il tasso di cambio a 6,30 bolívares il dollaro puó creare maggiori pressioni sui prezzi e che, comunque, gli annunci del capo dello Stato sono insufficienti a migliorare la congiuntura economica attuale.

Ad esempio, Henkel García, direttore della firma Econometrica, ha detto al quotidiano “El Universal” che “un tasso di cambio a 6,30 crea un clima di preoccupazione perché insostenibile”.

– Probabilmente si dovrá correggere nel corso del 2014 – ha precisato per poi aggiungere:

– Una moneta esageratamente apprezzata alimenta pressioni sui prezzi, squilibri e carestia di prodotti. E di questo ne resentirá il cittadino comune.

Au.Ta.