Il Caracas di Saragò, tour de force che vale la Libertadores

CARACAS – Sei partite in 21 giorni. Partecipare alla Coppa Libertadores è bello, utile e fruttuoso ma – come in ogni cosa – il rovescio della medaglia può essere devastante. Il Caracas di Eduardo Saragò, ad esempio, sarà chiamato ad un vero e proprio tour de force, da vivere al ritmo di una partita ogni tre giorni.

Domenica il Caracas ha disputato la sua prima gara interna del Torneo Clausura battendo 2-1 in rimonta il Llaneros. Per i ‘rojos del Ávila’ è stata un’ottima forma di iniziare il campionato e per testare schemi che possono servire per affrontare al meglio questo periodo pieno d’impegni.

Saragò non ha nascosto la sua felicità per l’esito del match: “Sono felice, abbiamo disputato un’ottima gara ed abbiamo avuto la capacità di vincere contro una squadra che sapevamo che c’è l’avrebbe messa tutta per metterci in difficoltà. Llaneros ha saputo serrae le file, chiudendoci gli spazi a tal punto che quando eravamo sotto di un gol avevamo già avuto diverse occasioni. Poi fortunatamente siamo riusciti a capovolgere il risultato” spiega il tecnico italo-venezuelano.

Il caraqueño di 31 anni, si è detto soddisfatto del lavoro svolto dai suoi calciatori: “Ci sono molte cose da migliorare. Peró, ho visto una squadra che ha giocato bene, siamo riusciti a giocare con la palla al piede. Le azione da fermo ci hanno aiutato a trovare con più facilità il gol.”

I ‘rojos del Ávila’ si sono rinforzati con gli arrivi di Emilio Renteria (Carabobo) ed Wuiswell Isea (Deportivo Petare) per affrontare al meglio il preliminare di Coppa Libertadores ed il Torneo Clausura. Questi innesti del mercato di riparazione sembra si stiano ingranando alla perfezione nello scacchiere di Saragò: “Poco a poco si stanno adattando agli schemi della squadra. Hanno il talento e le qualità per diventare giocatori importanti per dare il massimo ogni fine settimana”

Oltre ai nuovi innesti, Saragò spera che Otero diventi uno dei giocatori chiave del centrocampo capitolino: “E’ un giocatore determinate in molte fasi della gara e sono sicuro che se migliorerà in alcuni aspetti potrebbe diventare un giocatore fondamentale e cosí fare il salto di qualitá per affronagtre un campionato estero. Domenica ha fatto un gol fenomenale”.

Il tour de force dei ‘capitolini’ è iniziato ieri con l’amichevole contro i sudcoreani del Goyang HI (vittoria per 1-0 gol di Dany Cure), si finisce il 9 febbraio, allo stadio Olimpico contro lo Zulia. In mezzo il Carabobo (sabato), i due incontri con il Lanus, decisivi per approdare alla fase a gironi della Libertadores e la sfida con Atlético El Vigía.

Una serie da incubo durante la quale Saragò spera di avere a disposizione tutti gli uomini per poter garantire un ampio turn-over.

Il calendario, però, non aiuterà affatto il tecnico di origini calabresi. I tre big match, infatti, si disputeranno a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e Saragò sarà dunque costretto – con ogni probabilità – a spremere i suoi ‘titolarissimi’ a distanza di poche settimane. La mancanza di alternanza tra ‘big match’ e match per così dire ‘morbidi’, impedirà all’allenatore capitolino un turn-over più regolare e ragionato.

“Giochiamo gare decisive in pochi giorni. Cercheremo di perfezionare gli schemi gara dopo gara e speriamo che la continuità ci aiuti per ottenere il maggior numero di risultati positivi”.

Saragò si è mostrato soddisfatto non solo per la grinta mostrata in campo dalla sua squadra, ma anche per le condizioni del terreno di gioco: “Il prato dell’Olimpico è in buone condizioni, peró penso che si debba migliorare ancora. Ma devo dire che il lavoro svolto fino ad adesso è stato ottimo, inoltre il mese di stop del campionato ha sicuramente aiutato al miglioramento del terreno di gioco. Qui nell’Olimpico scendono in campo tre squadre (Caracas, Deportivo Petare ed Ucv, ndr), ci sono minimo due gare ogni fine settimana, ma credo che il terreno non subisca danni per questo motivo. Il principale problema è quando il campo viene usato per giocare rugby – ha spiegato Saragò, aggiungendo  -. Queste sono le cose che deteriorano il terreno di gioco. Se non viene tenuto con cura il campo, il lavoro svolto fino ad adesso sarà inutile”.

 Fioravante De Simone