Ezra Klein lascia il Washington Post e diventa ‘brand journalist’

NEW YORK. – I primi a farlo – e parliamo della preistoria del nuovo giornalismo – furono otto anni fa Jum Harris e Jim VandeHei, quando lasciarono il Washington Post per fondare Politico, seguiti a ruota da da Andy Sullivan, ex direttore di New Republic, autore e proprietario di The Dish, sito di blogging per abbonamento. Adesso rocca ad Ezra Klein: il giovane occhialuto creatore di WonkBlog, la rubrica-sito di politica economica del Washington Post ha lasciato il giornale per mettersi in proprio. Forte di quattro milioni di visitatori a mese, Klein era per il Washington Post una gallina dalle uova d’oro e uno degli esponenti di un nuovo trend nei media Usa: il “brand journalist”, che non é solo una grande firma, ma un marchio di qualità “doc” che rivaleggia e fa ombra a quello del suo stesso giornale di appartenenza. Come Klein sono “brand journalist” Nate Silver, il mago dei pronostici elettorali del New York Times che ha lasciato la ‘Old Gray Lady’ per lavorare in maggiore autonomia presso la tv Espn, Walt Mossberg ex guru tecnologico del Wall Street Journal che qualche mese fa si é messo in proprio, e il suo collega David Pogue un altro ex New York Times: tutti accomunati dalla voglia di sganciarsi dalla testata che li ospitava per creare grazie al loro “marchio” testate o siti indipendenti. In realtá é un circolo vizioso. I giornali cercano di promuovere al massimo le firme migliori, creando un rapporto di lealt’ diretto fra loro e i lettori su internet. Quando peró il brand diventa troppo forte cominciano i guai e il giornalista comincia a esigere di più.