La Legge Elettorale

Pubblicato il 27 gennaio 2014 da Mauro Bafile

Ne parlano un po’ tutti. Anche qui da noi dove, a dir la verità, motivi di preoccupazione e di diatriba, per la situazione locale, nelle ultime settimane abbondano. In Italia, la necessità di una nuova legge elettorale è da mesi tema di riflessione, di dibattito e di polemiche anche un po’ su di tono. In questi giorni, poi, è diventato l’argomento ‘clou’ della politica italiana. E’ stato Matteo Renzi, sindaco rottamatore e segretario del Partito Democratico, a porlo con forza in primo piano; insomma, al centro dell’attenzione delle forze politiche e dell’opinione pubblica, coinvolgendo addirittura anche il Cavaliere. E Silvio Berlusconi, quale Araba Fenice, non si è lasciato sfuggire l’occasione per riproporsi abilmente come “pedina indispensabile” nella scacchiera politica. Perché Matteo Renzi abbia deciso di “rilegittimare” politicamente colui che l’Aula del Senato aveva messo alla porta, resta un mistero. Avrebbe potuto farne a meno. Come ha scritto Eugenio Scalfari, “nessuno lo obbligava”.

Comunque sia, la legge elettorale, da mesi invocata da destra e da sinistra, è ora una realtá nell’arena politica. Non un’ipotesi, non vaghe idee; ma un testo all’esame del Parlamento. E questo potrà modificarlo. Anzi, visti i numerosi elementi di frizione e di polemica in esso contenuti, sicuramente interverrà per limarne le spigolature. E’ una sua prerogativa. Renzi ha potuto imporre al Partito Democratico la sua bozza di disegno di legge. “Questo è un pacchetto completo” aveva detto alla Direzione del partito dopo l’incontro con Silvio Berlusconi “O si prende così, o salta tutto”. Un’imposizione che ha aperto crepe e provocato ferite nel Pd. Il Parlamento è fortunatamente tutt’altra cosa. Non è un partito, ma un organo istituzionale la cui autonomia nelle decisioni è fondamentale per la democrazia.

Una nuova legge elettorale, su questo pare che nessuno abbia dubbi, è indispensabile per assicurare al Paese la governabilità. A Renzi va il merito di aver rotto lo stallo che durava da anni. Insomma, di aver preso l’iniziativa. Ma è evidente, l’hanno rilevato i leader dei partiti ma anche noti costituzionalisti e opinionisti, sono molti gli elementi sui quali il Parlamento dovrà intervenire, per migliorare il testo e renderlo idoneo alle necessità della nazione. Ad esempio, è stato rilevato da più parti che le liste bloccate privano i cittadini del loro diritto a eleggere il proprio candidato obbligandolo a scegliere quello indicato dalle forze politiche; che la soglia di ammissibilità è troppo elevata e che l’asticciola andrebbe riportata a limiti accettabili affinché l’accesso al Parlamento possa essere alla portata anche dei partiti minori; anche il premio di maggioranza, poi, dovrà essere adeguato alla realtà politica del Paese e non alle convenienze di alcuni leader.  Questi sono argomenti che sicuramente saranno passati al setaccio dal Parlamento. Ma è ben altro ciò che a noi preoccupa e dovrebbe preoccupare tutti gli italiani all’estero. Ci riferiamo sia al diritto di voto dei cittadini italiani residenti oltre frontiera che a quello di esprimere ed eleggere i propri candidati.

Dalla lettura della bozza di disegno di legge, sorge spontanea la domanda: cosa accadrà con il nostro voto? E quale sarà il futuro dei nostri deputati e senatori? Questi argomenti, sfogliando le pagine della stampa italiana, non sono stati posti e chi lo ha fatto si è limitato ad accenni periferici e irrilevanti. E’ comprensibile. Sono temi importanti per noi che viviamo lontano dalla Madrepatria, non certo per chi vi risiede.

La deputata del Partito Democratico, Laura Garavini, ha assicurato in dichiarazioni recenti che la nostra comunità sarà presa nella dovuta considerazione. Lo speriamo. Nel frattempo, però, condividiamo le preoccupazioni esposte con diafana chiarezza anche a questo Giornale dal Senatore Claudio Micheloni, anch’esso del Partito Democratico.

Lo abbiamo scritto in ripetute opportunità: i diritti si esigono con forza, non si elemosinano. Ma una volta conquistati, vanno difesi con convinzione. Il Senatore Di Biagio ritiene che “il tanto sbandierato progetto elettorale d’ispirazione renziana sarà ‘la pietra tombale’ del voto all’estero”. Non condividiamo tanto pessimismo, ma non neghiamo che il pericolo è latente. Ciò, comunque, non dipenderà né dal disegno di Legge Elettorale, né da chi ha la facoltà di modificarlo e migliorarlo. Sarà solo nostra responsabilità. Siamo noi che dovremo essere capaci di opporci alle correnti xenofobe e reazionarie che in Italia conquistano spazi importanti capitalizzando il malessere dei cittadini; malessere figlio di una crisi dalla quale il paese solo ora comincia a uscire. Gli strumenti per fare lobby e dar voce alle nostre comunità già esistono. Non ce n’è bisogno d’altri. E’ necessaria, però, la volontà di agire e di dar loro forza e vitalità. Se non si farà ora, sarà inutile poi lamentarsi.  Saremo di nuovo considerati “riserve indiane” e come tali trattati.

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