Marò: parlamentari in India, pena morte attacco a Italia

Pubblicato il 27 gennaio 2014 da redazione

NEW DELHI. – Se l’India applicherà al caso dei due marò la legge anti-terrorismo sarà un attacco all’Italia. Roma alza la posta in gioco nella delicata partita internazionale che si sta giocando sulla vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. E lo fa con una missione a New Delhi di parlamentari delle due Camere, mentre in Italia infuria la polemica con Fdi che chiede le dimissioni del ministro Emma Bonino e la titolare della Farnesina che replica accusando “personaggi che si agitano molto” ora di essere all’origine del pasticcio. Una missione unitaria che i due fucilieri aspettavano da tempo, forse troppo. Perché sono passati quasi due anni dal febbraio del 2012, quando i due militari sono stati fermati con l’accusa di omicidio nei confronti di due pescatori del Kerala. E l’aspettavano con ansia ancor maggiore da quando l’incubo della pena di morte è tornato a pesare sulle loro teste. Oggi l’attesa è finita con l’arrivo in India di sedici parlamentari di Camera e Senato per aprire una nuova fase nell’intricato caso marò, un “groviglio” o un “pasticcio”, come scrive anche la stampa indiana. In oltre un’ora di colloquio con Latorre e Girone presso la sede diplomatica italiana alla presenza dell’ambasciatore Daniele Mancini, i parlamentari hanno ribadito che la vicenda è adesso una priorità. Ammettendo anche, per dirla con le parole di Nicola Latorre, una “sensibilità insufficiente alla gravità della vicenda” di una certa parte politica, il Pd, a cui lo stesso presidente della Commissione Difesa del Senato appartiene. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Commissione Esteri del Senato, Pierferdinando Casini, per il quale fino a oggi il Parlamento ha aspettato, “adesso abbiamo fatto un salto di qualità”. Secondo fonti della delegazione parlamentare, i due militari hanno lamentato un po’ di immobilismo della politica italiana sulla vicenda che li vede protagonisti. E pur tuttavia, visibilmente provati nel fisico e commossi,  i due hanno comunque espresso la loro gratitudine per “un’azione unitaria che aspettavano da tanto”: “Non immaginate quanto sia importante per noi questa missione, proprio per il suo carattere unitario e perché ci fa sentire la voce dell’Italia”. Una missione compatta sì, ma preceduta e accompagnata da molte polemiche interne. Ancora oggi i due esponenti del M5S presenti a New Delhi hanno ricordato che “la missione è nata grazie ad un’iniziativa del Movimento”. Molto hanno insistito, per evitare che la politica italiana si muovesse ancora una volta in ordine sparso, i presidenti delle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato affinché la delegazione comprendesse tutte le forze rappresentate in Parlamento, come ha ricordato in questi giorni Casini. Peccato però che sia mancato un interlocutore: gli omologhi indiani. In questi giorni di festa a New Delhi il parlamento non si riunisce, queste le ragioni ufficiali del mancato incontro molto voluto dalla parte italiana, che continuerà comunque a insistere anche con una lettera rivolta ai parlamentari locali. Incontri che ci sono stati, invece, e dai quali la missione ha incassato un discreto successo, sono stati quelli con l’ambasciatrice americana e i 28 diplomatici europei. Nancy Powell ha garantito il sostegno degli Usa sul dossier, così come tutti gli ambasciatori Ue – tranne uno del quale non è emersa la nazionalità – erano concordi nel ribadire che il caso non è una questione bilaterale italo-indiana ma ha una valenza internazionale. Troppo grave sarebbe, per il futuro di tutte le missioni internazionali, ha sottolineato Casini, confondere chi lotta contro il terrorismo con i terroristi. E se l’India applicherà la legge antiterrorismo al caso dei due marò, sarà un attacco contro l’Italia, ha tuonato Cicchitto. Se poi ci sia stato un ritardo nell’azione italiana o persino “un pasticcio” nostrano, lo stabilirà probabilmente una commissione d’inchiesta, ma solo al ritorno in Italia dei due marò. A Roma intanto c’è stato uno scambio di fuoco tra Fratelli d’Italia e il ministro Bonino. La titolare della Farnesina ha criticato la legge La Russa, “che prevedeva la presenza di militari su navi civili senza stabilire per bene le linee di comando, tutto questo sarà utile rivederlo”. Gli altri per tutta risposta ne hanno chiesto le dimissioni, accusandola di “essere in stato confusionale” e di non conoscere l’iter della legge. Qui, in una Delhi piena di sole, si cerca di guardare oltre le polemiche e concentrarsi alle prossime scadenze. Al rientro della delegazione, ci sarà subito un incontro a Ciampino con l’inviato speciale del governo Staffan De Mistura. Poi i parlamentari chiederanno di vedere il premier e il presidente della Repubblica. Infine la scadenza del 3 febbraio, quando la Corte Suprema dovrebbe pronunciarsi sul ricorso italiano. “Stiamo con i piedi per terra”, confidano Latorre e Girone, che “soffrono con dignità” e il cui unico desiderio, lo hanno ripetuto spesso, è “tornare a casa con onore”.  (dell’inviata Benedetta Guerrera/ANSA)

 

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