“Mediterraneizzare” le politiche europee

ROMA: Una politica comune europea dell’immigrazione. Questo è l’obiettivo e il programma dell’incontro – tenutosi a Roma, alla Camera dei Deputati – dei leader parlamentari socialisti e democratici europei, che insieme a una delegazione degli esponenti progressisti dei Paesi del Mediterraneo, hanno tracciato un’agenda comune per una nuova politica dell’immigrazione. Di pace, democrazia e sviluppo, come suggerisce anche il titolo del Convegno, ma fatta anche di una responsabilità condivisa.

“I confini nazionali dei Paesi del sud Europa sono veri e propri confini europei, quindi i problemi che riguardano il Mediterraneo riguardano tutta l’Europa” ricorda Roberto Speranza, presidente del Gruppo Pd alla Camera. All’indomani dei tragici fatti di Lampedusa, quando il 3 ottobre dello scorso anno persero la vita davanti alle coste dell’isola 366 persone, l’Italia e il partito democratico hanno richiesto a gran voce una presenza più forte dell’Europa. I Paesi del sud, spesso solo di transizione,  non possono essere lasciati soli ad affrontare questa emergenza che ha visto solo nel 2013, secondo gli ultimi dati dell’Oim (ndr Organizzazione internazionale per le migrazioni) 42.900 migranti sbarcare nelle coste italiane. Tra questi, 10.000 sono minori e 5400 sono donne. Una cifra cresciuta nel corso dell’anno soprattutto a causa dell’aumento dei conflitti nelle zone sub-sahariane e della guerra civile siriana.

L’agenda progressista europea per l’immigrazione, che verrà rafforzata a maggio quando sarà il turno dell’Italia alla presidenza Ue nel cosiddetto semestre europeo, chiede ai capi di Stato e di governo di superare veti e esitazioni per fornire un intervento urgente e comune che garantisca pienamente la protezione internazionale, il diritto d’asilo alle persone in difficoltà che scappano da guerre e fame; il rilascio del visto umanitario nei paesi terzi sulla base di criteri concordati, e la sospensione temporanea dei trasferimenti. Come previsto dal regolamento di Dublino.

L’Italia dal canto suo, dopo anni di politiche punitive sull’immigrazione, sta dando prova di voler cambiare rotta. “La prima iniziativa contro il traffico di persone è abolire il reato di clandestinità, come il Parlamento sta facendo, perché è chiaro che finché esiste questa normativa che la favorisce il traffico di persone continuerà ad esistere”– ricorda il presidente della Feps (ndr Foundation for European and progressive studies) Massimo D’Alema, intervenuto all’incontro.

Finora l’Europa si è concentrata verso l’allargamento dei confini orientali, ma esistono ambiti diversi, come sottolinea il presidente  del Gruppo S&D al Parlamento europeo Hannes Swoboda. “Come possiamo “mediterraneizzare” le politiche europee?”- chiede il leader polacco. La risposta progressista su quale sarà la politica europea per l’integrazione e l’immigrazione è stata tracciata.

Laura Polverari