Siria: fumata nera a Ginevra, ma forse nuovi negoziati

BEIRUT. – “Un inizio molto modesto, ma pur sempre un inizio, su cui si puó costruire”. Cerca di lasciare un barlume di speranza il negoziatore internazionale per la Siria Lakhdar Brahimi, riassumendo la prima sessione di negoziati tra governo e opposizione all’estero conclusa a Ginevra. Ma nessuna decisione concreta é stata presa, mentre i combattimenti non si sono nemmeno attenuati durante questi nove giorni. Sono state circa 1.900, di cui quasi 500 civili, le vittime delle violenze dall’inizio della conferenza, il 22 gennaio, secondo quanto riferito dall’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) all’agenzia Afp. La stessa fonte ha segnalato nuovi bombardamenti governativi su vari quartieri di Aleppo nelle mani dei ribelli con un bilancio di 16 civili uccisi, tra i quali 6 bambini. Al termine dei negoziati, durante i quali le delegazioni sono rimaste sedute nella stessa stanza ma rivolgendosi soltanto a Brahimi, i rappresentanti del governo e della Coalizione delle opposizioni sono tornati ad attaccarsi a vicenda. Ma una nuova sessione di colloqui potrebbe cominciare il 10 febbraio, su proposta dell’inviato dell’Onu e della Lega Araba. L’opposizione ha giá annunciato che ci sará, mentre gli inviati del governo hanno detto che prima dovranno consultarsi con Damasco, vale a dire con il presidente Bashar al Assad. Tuttavia, ha avvertito il ministro dell’Informazione, Omran al Zohbi, il regime non é intenzionato a fare “alcuna concessione”. Gli 11 paesi del “Core group of the Friends of Syria” vicini alla Coalizione, tra cui figurano gli Usa e altri Paesi occidentali compresa l’Italia, oltre ad Arabia Saudita, Qatar e Turchia, hanno addossato al regime la responsabilitá della “mancanza di reali progressi” lodando tuttavia la volontà degli oppositori di proseguire i colloqui di Ginevra. L’unico risultato, del tutto simbolico, raggiunto nella conferenza é un minuto di silenzio per “tutte le vittime” della violenza che le due parti hanno accettato di osservare insieme. Ma poi sono tornate a rinfacciarsi la responsabilitá per questa situazione. Il ministro degli Esteri, Walid al Muallim, ha detto che coloro che combattono contro il governo sono solo terroristi ed estremisti islamici. Il presidente della Coalizione, Ahmad Jarba, ha affermato che é il regime che “ha importato il terrorismo e ha scatenato la guerra confessionale”. Anche sulle misure umanitarie per la costruzione della fiducia reciproca, su cui puntava molto Brahimi, non si sono trovate soluzioni. In particolare sui soccorsi agli abitanti della città vecchia di Homs, che secondo Muallim non possono arrivare per colpa degli uomini armati che tengono in ostaggio la zona. Ma i dubbi rimangono soprattutto sulla capacitá della delegazione delle opposizioni in esilio di influire sui ribelli sul terreno, che non li riconoscono come propri rappresentanti. “Questi oppositori sembrano completamente sconnessi con quello che succede in Siria”, ha polemizzato Muallim, auspicando ora un intervento sulla scena delle grandi potenze per favorire una soluzione politica. “Noi ha detto il ministro degli Esteri – continueremo a coordinarci con la Russia. Se i loro alleati (della Coalizione, cioé gli Usa e altri Paesi occidentali, ndr) vogliono una soluzione politica, noi siamo pronti”. I colloqui di Lakhdar Brahimi continuano ora a Monaco di Baviera, dove é atteso per incontrare il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e i ministri degli esteri di Usa e Russia, John Kerry e Sergiei Lavrov, in margine alla conferenza sulla sicurezza. (Alberto Zanconato/ANSA)

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