Maró: Ora l’Italia punta al rientro immediato

NEW DELHI. – Di fronte all’ormai evidente difficoltà del governo indiano di formulare i capi di imputazione contro i marò, l’Italia intende giocare fino in fondo la carta del ritorno immediato in patria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. L’ormai probabile dietrofront di New Delhi sull’applicazione della controversa legge antiterrorismo del ‘Sua Act’ avrebbe l’effetto di allungare considerevolmente i tempi del processo. La National Investigation Agency (Nia), la “Digos indiana”, sarebbe costretta a gettare alle ortiche il fascicolo delle accuse già pronto. O addirittura ad abbandonare l’inchiesta per l’impossibilità di incriminare i due Fucilieri di Marina. Tra le soluzioni al “pasticcio” giuridico ci potrebbe essere la modifica della legge sulla Nia per permettere l’utilizzo del Codice penale indiano, per esempio dell’articolo 302 previsto per il reato di omicidio. Ma è necessario l’intervento del Parlamento che si riunirà dal 5 al 21 febbraio per approvare la Finanziaria, prima della fine del suo mandato quinquennale. Inoltre l’India dovrebbe trovare un altro solido “escamotage” per far valere la sua giurisdizione nella cosiddetta “zona contigua” al di fuori delle acque territoriali – dove è avvenuto l’incidente – che richiederebbe di sicuro molto tempo e che corre il rischio di essere contestata dalla difesa italiana. “Si prendano tutto il tempo che vogliono, ma con i due marò in Italia”, è la chiara posizione dell’inviato del governo Staffan de Mistura a proposito dei possibili scenari che si presentano nell’udienza di lunedì della Corte Suprema. Il diplomatico ha così posto una nuova “linea rossa” che si aggiunge a quella della non applicabilità della pena di morte più volte ribadita e che ha trovato anche il supporto dell’Unione Europea. Parlando ai giornalisti dopo la seduta, il diplomatico ha precisato che “indipendentemente dalla soluzione che sarà indicata dal governo indiano nell’udienza di lunedì, insisteremo che siano autorizzati immediatamente a tornare in Italia”. La richiesta è stata formulata anche dall’avvocato Mukul Rohatgi, che guida il team legale italiano nel ricorso al massimo organo giudiziario di New Delhi. “Siamo pronti a dare tutte le garanzie che la Corte richiede”, ha detto al giudice B.S. Chauhan. L’ipotesi ha però sollevato l’obiezione dell’Attorney General G.E. Vahanvati, che ha ricordato l’incidente diplomatico dello scorso anno, quando l’Italia decise di non rispedire i marò in India dopo la licenza elettorale, salvo poi cambiare idea all’ultimo momento, quando New Delhi assicurò con una garanzia scritta che il caso non “rientrava tra quelli che sono puniti con la pena di morte”. L’imbarazzo del governo indiano sulla vicenda è emerso ampiamente davanti alla Corte Suprema quando Vahanvati, incalzato dal giudice, ha detto che la soluzione è “quasi” pronta e ha cercato ancora di temporeggiare. Pochi minuti prima dell’udienza, il rappresentante legale del governo aveva avvicinato De Mistura per proporgli una proroga, ma l’inviato, come ha spiegato dopo ai giornalisti, gli ha risposto un “secco no”. Il diplomatico (presente in piedi davanti ai giudici per sottolineare il “messaggio del governo italiano”) non ha rivelato il contenuto del colloquio, limitandosi a dire che “è stato franco e schietto” e che ha rivelato l’esistenza di “una discussione molto difficile” fra le istituzioni indiane. Lo stallo sulla vicenda, causato dalle divergenze tra i ministeri dell’Interno, Giustizia e Esteri, ha segnato un ritorno dell’interesse dei media indiani nella crisi diplomatica con l’Italia. De Mistura è stato accolto davanti alla Corte Suprema da uno “sbarramento” di telecamere e cronisti a cui ha ricordato i ritardi del processo e la ferma posizione italiana sul rifiuto dell’applicazione del Sua Act. Sul caso siamo a una possibile svolta, ma bisognerà aspettare ancora una settimana. (Maria Grazia Coggiola/ANSA)

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