Distrutte nel deserto le armi chimiche di Gheddafi

NEW YORK. – Negli ultimi tre mesi, in gran segreto, un gruppo di esperti ha distrutto in un remoto angolo del deserto libico un arsenale di armi chimiche che risale ai tempi di Muammar Gheddafi: nel 2004, il leader libico non le aveva consegnate tutte alla comunità internazionale affinché le distruggesse, come aveva dichiarato, e si era tenuto centinaia di munizioni e bombe caricate con gas mostarda, già pronte per l’uso, per un totale di quasi due tonnellate. Ma ora sono state infine segretamente smantellate su iniziativa del governo libico e con l’assistenza degli Usa, dopo che da novembre, rivela il New York Times, contractor libici formati in Germania e Svezia sono stati al lavoro in un sito fortemente presidiato a 600 km a sud-est di Tripoli, in una zona in cui gli estremisti legati ad al Qaida continuano peraltro a farsi spazio. E il 26 gennaio, secondo fonti ufficiali, hanno distrutto l’ultimo proiettile d’artiglieria rimasto nell’arsenale. La questione delle armi chimiche di Gheddafi fu al centro delle cronache diplomatiche quando il colonnello decise di rinunciare ad ogni tipo di arma di distruzione di massa, e pose fine ai programmi nucleari libici. All’epoca anunció anche di aver deciso la distruzione delle sue scorte di gas mostarda, che erano 24,7 tonnellate, secondo quanto disse. Le autoritá libiche al potere a Tripoli dopo la rivoluzione che ha spodestato Gheddafi, sorpresero quindi gli ispettori internazionali quando comunicarono loro di aver scoperto alla fine del 2011 e all’inizio del 2012 due depositi non dichiarati, per un totale di quasi due tonnellate di materiale letale. Con l’assistenza del Pentagono, e con fondi forniti anche dal Canada e assistenza logistica dalla Germania, gli esperti si sono messi al lavoro e utilizzando una tecnologia realizzata in Svezia sono venuti infine a capo dell’incarico. ”La distruzione di queste munizioni é stata una grande impresa, fatta in circostanze difficili e tecnicamente impegnative”, ha commentato Ahmet Uzumcu, direttore generale della Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac). Un chiaro riferimento alla situazione di violenza e forte contrapposizione che perdura a Tripoli e in varie altre zone del Paese, a cui ha peraltro fatto riferimento anche il premier Enrico Letta da Doha, quando ha affermato che “siamo molto preoccupati per le conseguenze dell’instabilità in Libia”. Tuttavia, almeno da questo punto di vista, é stato raggiunto un notevole risultato, stando a quanto ha detto il vice segretario alla difesa Usa Andrew Weber, secondo il quale questa operazione é il compimento degli sforzi internazionali “per eliminare le armi di distruzione di massa dalla Libia e assicurarsi che non finiscano in mano ai terroristi”.