La giornata politica: Il momento della veritá

ROMA. – Le prossime elezioni europee non avranno forse ripercussioni sul governo, come assicura il capo dello Stato, ma rappresenteranno comunque ”il momento della verità”. Al Parlamento di Strasburgo Giorgio Napolitano, con un discorso che ha riscosso un mare di applausi e l’isolata contestazione della Lega, ha chiarito la posta in gioco: riuscire a circoscrivere la marea montante del populismo e dell’euroscetticismo, alimentato da una crisi economica senza precedenti. Si voterà, in altri termini, sul futuro dell’Europa. In un certo senso, Napolitano ha anticipato quella che sarà l’agenda politica del nostro governo durante il semestre italiano di presidenza Ue: spezzare il circolo vizioso delle politiche restrittive che hanno insabbiato la crescita. L’austerità ad ogni costo, dice il presidente della Repubblica, non regge più. E, a giudicare dai consensi ricevuti, sembra che a Strasburgo siano in molti a pensarla nello stesso modo. Naturalmente può sembrare irrituale che sia proprio il capo dello Stato, e non il premier, a sparare la prima bordata contro l’asfissiante rigorismo tedesco, ma la credibilità di cui gode Napolitano, convinto europeista da sempre nel solco di Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi – come ha ricordato il presidente del Parlamento Martin Shulz – giustifica ampiamente questa novità: è il segnale che qualcosa è destinato a cambiare in profondità se si vuole arginare l’onda dei movimenti euroscettici che trovano per esempio nel Movimento 5 Stelle uno dei principali punti di riferimento. Del resto non è stato proprio Beppe Grillo a far sapere di voler lanciare dall’Europa la sua scalata a Roma? Il pericolo di una saldatura con altri movimenti (la Lega, la destra di Le Pen, i partiti indipendentisti) non è da sottovalutare. Adesso la palla passa al governo italiano ed è qui che il discorso si incrocia con il destino di Enrico Letta. Il rimpasto è finito in stand by: si tratta infatti di capire se davvero sia possibile un patto di legislatura con Matteo Renzi. Di ritorno dalla missione nei Paesi del Golfo, con risultati di un certo peso come l’avvio delle operazioni per l’alleanza Alitalia-Etihad e l’accordo per un investimento di 500 milioni di euro del Fondo sovrano del Kuwait in Italia, il premier è passato al contrattacco: sferza il ”disfattismo” degli industriali con una frecciata che implicitamente sfiora anche i suoi avversari nel Pd e si dice convinto, sulla base dei fatti, che l’Italia stia uscendo dalla crisi. Un dato riconosciuto dallo stesso Napolitano (”i segni di ripresa sono indiscutibili”) ma che adesso deve essere messo a frutto. Come? Con un programma economico da concordare innanzitutto nella Direzione del Pd: appuntamento al quale Letta sarà presente per dimostrare l’importanza che gli annette e anche per un chiarimento. Sembra giunto infatti il momento nel quale Renzi non potrà continuare a schivare un impegno più chiaro della sua squadra nell’esecutivo. Per conferirgli piena legittimazione e quella forza intrinseca senza la quale andare a battagliare in Europa è una pia illusione. Certo, il sindaco rottamatore esige, prima di qualsiasi altro impegno, l’approvazione della riforma elettorale alla Camera, ma poi dovrà scendere nel concreto anche perché le europee rappresenteranno il primo test del nuovo corso democratico. E dunque si tratterà di scegliere tra un rimpasto profondo e un vero e proprio Letta-bis, stabilito che Renzi non accetterebbe mai di scalare palazzo Chigi senza passare per la prova del voto. E’ una partita complessa che coinvolge anche Angelino Alfano, forse spiazzato dal repentino ritorno nel centrodestra di Pierferdinando Casini (che, secondo i montiani, non sarà seguito dai suoi elettori). L’ex delfino di Berlusconi vorrebbe impegnarsi per un programma di un anno e mezzo, al termine del quale si porrà comunque per il Ncd il problema di come tornare nella coalizione di centrodestra. A Renato Schifani che lancia fin d’ora le primarie e ricorda l’incandidabilità del Cavaliere, i forzisti ribattono che ”c’è un giudice a Strasburgo”. Segno che per la guida della coalizione la lotta sarà senza esclusione di colpi. Scenario in pieno movimento che apre oggettivamente spazi ai 5 stelle quale unico reale movimento di rottura. Senza segni tangibili di ripresa economica, Grillo ha davanti una prateria. Renzi ne è consapevole e per questo vuole una manovra economica forte e garanzie da Letta e Alfano sulla sua attuazione. (di Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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