Napolitano, basta austerity, battere populismi anti-Euro

STRASBURGO. – ”Nulla può farci tornare indietro”: la costruzione europea è in uno stadio troppo avanzato per permettere al fronte populista anti-Euro, portatore di ”posizioni distruttive e propaganda ingannevole”, di fermare il cammino dell’Euro e dell’Unione europea. Quando Giorgio Napolitano ha scandito queste parole nell’Aula dell’Europarlamento la Lega nord ha scatenato la ‘bagarre’ nell’emiciclo di Strasburgo. Gli europarlamentari, superata la sorpresa di questa ‘trasferta’ in terra di Francia di eccessi parlamentari italiani, hanno reagito gelidi fischiando il manipolo (quattro, guidati dal segretario Matteo Salvini) di leghisti che urlavano mostrando alcuni cartelli. ”Una protesta assolutamente marginale, modesta e tradizionale della Lega”, ha osservato algido poco dopo il presidente della Repubblica. Ma è proprio contro queste pulsioni anti-europee che è stato indirizzato il lungo intervento del capo dello Stato a Strasburgo. Anche se mai citati dal presidente, Lega e Cinque Stelle erano i convitati di pietra del severo discorso di Napolitano. Come quando, più tardi parlando con i giornalisti, ha blindato ancora una volta il Governo lanciando un chiaro messaggio ai grillini: dai risultati delle elezioni europee di maggio, che potrebbero premiare i partiti euroscettici, non dovrebbe esserci “una ricaduta meccanica sugli equilibri nazionali”, ha assicurato ricordando che se c’è una maggioranza il Governo resta in carica. Sì perchè Beppe Grillo sta scommettendo tutto su una vittoria alle elezioni europee certo – come i leader di tante altre formazioni euroscettiche del Continente – di poter cavalcare il malcontento dei cittadini per la crisi economica. Per questo oggi Napolitano ha detto con chiarezza a Strasburgo che è arrivato ”il momento di svolta” e che i sacrifici devono essere oggi accompagnati da politiche per la crescita, strumenti che aiutino la spesa pubblica per agganciare la ripresa e nuova linfa alla ricerca e all’istruzione. Ma soprattutto di ”una maggiore attenzione” della Ue alla sostenibilità finanziaria dei Paesi più in crisi e ad una maggiore flessibilità ”nei tempi e nei modi del riequilibrio finanziario”. In piena sintonia con il premier Enrico Letta, il presidente anticipa giorno dopo giorno quale sarà il ritmo che l’Italia intende dare alla sua presidenza di turno che si apre pericolosamente pochi giorni dopo le elezioni europee. Perchè ”le ragioni del disincanto” dei cittadini europei sono reali e non vanno nascoste sotto il tappeto. Napolitano parla a lungo agli europarlamentari riuniti in plenaria e lo fa con franchezza: non nasconde gli errori e le ”distorsioni” del passato. Così come chiede di uscire dal ”circolo vizioso tra politiche restrittive nel campo della finanza pubblica e arretramento delle economie europee”. Oggi “non regge più la politica di austerità a ogni costo” che è stata la “risposta prevalente alla crisi in zona euro”. Bisogna trovare altre strade che aiutino i Paesi in maggiore difficoltà, dando un segnale che il sogno di Altiero Spinelli può essere ancora attraente per le nuove generazioni. Politiche per la crescita senza abbandonare la ‘via crucis’ del risanamento dei conti pubblici, ‘senza irresponsabilità demagogiche e ripiegamenti su situazioni di deficit e di debiti eccessivi”. Ma la strada è aperta, la battaglia con Berlino si presenta oggi più realistica che in passato e il presidente alza il sipario sulla ”battaglia” europea che tante implicazioni politiche ha proprio per l’Italia. Serve stabilità di governo, ha ripetuto più e più volte in questi mesi. Anche perche’ ”ci sono segni indiscutibili di ripresa”, ha confermato anche oggi il presidente. E il ”segno + degli indicatori economici non può essere disperso ignorando che le prossime elezioni europee saranno ”un momento di verità da affrontare fino in fondo”. Vincendo la principale ”battaglia politica” continentale: c’è da sconfiggere, ha detto il presidente, ”persistenti egoismi e meschinità nazionali, ristrettezze di vedute e calcoli di convenienza nelle classi dirigenti nazionali”. Ma per fare questo la sola austerity ”non basta più”. (Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)