Nuovi espropri per chi non rispetta la legge del “prezzo giusto”

CARACAS – Nuovi espropri? E’ accaduto in passato – anche a tante aziende di italo-venezolani – perché non dovrebbe accadere una volta ancora? Il presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, ha minacciato di “espropriare” e “confiscare” le aziende che non dimostrino di aver applicato la cosiddetta legge del “prezzo giusto” – che fissa a un massimo del 30% il margine di guadagno – entro il 10 febbraio, avvertendo i “settori della borghesia” di non sottovalutare “il potere del popolo”.

– Se lunedì prossimo troviamo che ci sono unità economiche o aziende che stanno violando la legge del prezzo giusto prenderò le misure più radicali perché il popolo entri in quelle aziende e sia lui a farle produrre e lavorare, andrò a fondo – ha detto Maduro l’altra sera durante un discorso in occasione del 22 anniversario del golpe putsch fallito lanciato da Hugo Chavez contro il governo di Carlos Andres Peres (1989-1993).

Immediata la risposta di Conindustria, e non poteva essere altrimenti. Il presidente degli industriali, Ismael Pérez Vigil, ha affermato che “gli industriali venezolani non temono le minacce del presidente né i controlli, purché questi vengano realizzati in maniera corretta ed onesta”.

Il presidente di Conindustria, poi, ha invitato le autoritá competenti a scrivere norme che permettano di correggere gli errori, che definiscano con precisione i requisiti e la via per valutare i costi e stabilire i prezzi giusti”

– Se non si stabiliscono i meccanismi di valutazione, se non si decide se le tasse sono parte o no dei costi di produzione – ha segnalato il dirigente industriale – sará difficile una valutazione onesta e giusta dei prezzi”

La Legge del ‘prezzo giusto’ é stata approvata per decreto dal presidente Maduro come meccanismo per controllare la speculazione e frenare l’inflazione. L’incremento dei prezzi, specialmente negli ultimi mesi, é stato un grosso dolor di testa per il capo di Stato Venezolano ma anche per quello argentino, Cristina Fern{andez de Kirchner. Il fenomeno inarrestabile della crescita dei prezzi dei prodotti é, in questi giorni un nemico comune per i due presidenti.

I due capi di Stato reagiscono, contro l’inflazione, con una strategia anch’essa comune: la denuncia dell’attacco speculativo e della cospirazione destabilizzante dei “poteri economici”. L’altra sera, appunto, Nicolas Maduro, ha minacciato di “espropriare” e “confiscare” le aziende che non dimostrino di aver applicato la cosiddetta legge del “prezzo giusto”, che fissa a un massimo del 30% il margine di guadagno.

Quasi in contemporanea, a Buenos Aires la presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato gli imprenditori di essere i responsabili dell’inflazione nel suo paese.

– Non permetteremo che continuino a saccheggiare le tasche degli argentini – ha detto, sostenendo che mentre lei aumenta i benefici sociali “loro l’unica cosa che aumentano sono i prezzi”.

In Venezuela l’inflazione ha raggiunto il 56% nel 2013 – il record regionale – mentre in Argentina le statistiche ufficiali la pongono poco al di sopra del 10%, ma secondo stime private ha chiuso l’anno fra il 25 e il 30% e continua a crescere nel 2014. Nelle sue previsioni annuali per l’America Latina, l’Fmi ha indicato che nei due paesi “durante il 2013 sono cominciate a manifestarsi pressioni sull’inflazione, la bilancia dei pagamenti e i mercati valutari che stanno influendo in modo negativo sulla fiducia dei mercati”.

Il settimanale britannico The Economist è stato meno diplomatico, affermando che dopo anni di bonaccia dovuti ai prezzi di commodities strategiche (petrolio per il Venezuela, soja per l’Argentina) ora la crescita dell’inflazione e la riduzione delle riserve valutarie dimostrano che per i due paesi “la festa è finita”.

Molti analisti sottolineano però che, al di là delle somiglianze, la situazione nei due paesi è sostanzialmente diversa, anzitutto per la portata stessa delle statistiche: oltre alla distanza notevole nei tassi di inflazione, a Caracas un dollaro vale oggi 6,30 bolivar sul mercato legale  ma molto, molto di piú sul parallelo, mentre a Buenos Aires il dollaro legale è a 8 pesos e quello “blu” (clandestino) a 12,50. L’economia argentina, inoltre, contrariamente a quella venezuelana non dipende in modo così determinante da un solo prodotto -il petrolio- ma ha registrato un’importante ricostruzione del suo tessuto produttivo dopo la crisi del 2001 e non soffre di una regolamentazione ritenuta asfissiante dagli imprenditori.

Un’altra differenza di peso sta nel fatto che il secondo mandato presidenziale di Kirchner si concluderà nel 2015 e quello di Maduro nel 2019, anche se gli analisti sottolineano l’esistenza di un altro cruciale fattore comune fra le due nazioni: l’assenza di un candidato oppositore che permetta di prevedere un’alternativa futura al chavismo o al peronismo.

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