Sochi: prima protesta atleta russo, Pussy Riot ok

SOCHI (RUSSIA). – Le Pussy Riot sono a New York, per denunciare il regime oppressivo di Putin insieme a Madonna. Ma la loro ombra arriva sino ai Giochi di Sochi, sulle montagne di Rosa Khutor, dove uno snowboardista russo le ha omaggiate riproducendo sulla sua tavola una di loro con l’ormai celebre passamontagna colorato, la balaclava, mentre brandisce un coltello. Un’immagine che ha fatto subito il giro del mondo, sotto la voce ”prima protesta” alle Olimpiadi di Putin. Protagonista del gesto, la cui portata forse va anche oltre le sue intenzioni, é Alexiei Sobolev, primo atleta russo a competere nei Giochi e unico rappresentante del suo Paese nello snowslope, specialitá al debutto in queste Olimpiadi. Prima della gara aveva attirato l’attenzione per aver messo il proprio numero di telefonino sul casco per farsi telefonare dai fan e ”rompere la noia del villaggio olimpico”. ”Spero lo facciano anche un paio di mie colleghe molto carine, di cui prenderei volentieri il numero”, aveva scherzato. Ma in pista lo sguardo dei giornalisti é caduto sulla sua tavola da snowboard, con quel disegno che richiama subito una Pussy Riot. Un omaggio alla coppia di attiviste condannate a due anni per aver cantato una preghiera anti Putin nella cattedrale ortodossa di Mosca, e poi olimpicamente amnistiate alla vigilia dei Giochi? ”Tutto é possibile”, ha risposto Sobolev. ”Ma non sono io il designer, il disegno della tavola mi piace ma non è un’idea mia, me l’ha data lo sponsor”, si é schermito il giovane atleta contattato dall’Ansa, facendo sospettare anche un colpo pubblicitario per sfruttare un’immagine ormai trendy. Anche se poi di fatto il sostegno alle cantanti ribelli è arrivato. ”Non mi occupo di politica, quindi non posso dire se la pena é stata troppo dura”, premette. Ma ammette che l’associazione del disegno della sua tavola con le Pussy Riot ”è immediata”. E non si sottrae alla domanda sulla punk band femminile diventata una icona della contestazione al potere, pur chiedendo ”un minuto di tempo per riflettere” sulle emozioni che gli suscita. ”Sono ragazze originali. La loro protesta in qualche modo ha qualcosa di positivo. Esprimendosi hanno portato all’attenzione qualcosa”. Il loro, aggiunge, ”è più un gioco politico”. Poi esita ancora: ”non voglio parlare della politica russa, se sia giusta o no la reazione del potere”. Ma da atleta amante del rischio e della spericolatezza, ne sembra attratto: ”loro sono radicali, e in questo c’è qualcosa di positivo, hanno seguito la loro strada fino in fondo, in modo originale”. Incalzato sulla legge che vieta la propaganda gay tra minori, sembra cadere dalle nuvole: ”non ne sapevo nulla, questo dimostra il mio atteggiamento neutrale per questi problemi. Ripeto: sono un atleta, non un politico”. Ma l’immagine della Pussy Riot sulla sua tavola é giá l’icona della prima protesta di questi Giochi, nonostante il divieto di qualsiasi forma di ”propaganda” della carta olimpica. Ora si vedrá se rischia qualche sanzione.

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