“Dìa de la Juventud”: due morti e molti feriti

CARACAS – Sono due i morti e molti i feriti a margine della manifestazione dell’opposizione a Caracas, secondo le autorità. Le vittime sono Juan Montoya, 40 anni, dirigente di un gruppo filogovernativo e Bassil Alejandro Dacosta, uno studente di 24 anni che partecipava alla manifestazione dell’opposizione. Ambedue sono morti per ferite di arma da fuoco in circostanze ancora confuse mentre il corteo studentesco cominciava a disperdersi davanti alla sede della Procura nazionale.

La giornata era iniziata con decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza a Caracas e in diverse città del Venezuela per partecipare nei cortei convocati contro ma anche a favore del governo del presidente Nicolás Maduro, in occasione della Giornata della Gioventù, che si celebra ogni 12 febbraio. I principali leader dell’opposizione, fra i quali l’ex candidato presidenziale Henrique Capriles, aveva raggiunto la folla di studenti che si era concentrata nella piazza Venezuela per dare inizio alla manifestazione anti chavista che ha sfilato nel centro della capitale fino alla sede della Procura nazionale, per esigere la liberazione dei giovani oppositori arrestati nei giorni scorsi durante altre manifestazioni di protesta. A poche centinaia di metri, sulla Plaza O’Leary, si erano dati appuntamento i giovani pro governativi, riconoscibili dalle magliette e i fazzoletti rossi che sono il simbolo del chavismo. Hanno sfilato fino al nord della città, dove Maduro ha tenuto un comizio di chiusura della manifestazione. “A quest’ora le informazioni che ho ricevuto mi permettono di dire che il Venezuela lavora in pace, mentre i giovani celebrano la loro giornata, anche loro in pace”, ha detto l’erede di Hugo Chavez nel suo discorso.

Ed invece si è trasformata in una giornata di morte: due persone sono morte e molti sono rimasti feriti dopo essere state raggiunti da spari durante un corteo giovanile di opposizione al governo. La morte del manifestante oppositore è stata confermata anche dal presidente del Parlamento, Diosdado Cabello, il quale però ha affermato  che era un militante filogovernativo, “ucciso in modo vile dai fascisti” e ha chiesto ai chavisti di “non cedere alla provocazione” promettendo che gli assassini “di questo compagno, di questo compatriota, la pagheranno”. In un primo momento sembrava che la vittima fosse un manifestante dell’opposizione.

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