Sochi: Plushenko angelo con ali spezzati, erede è Hanyu

SOCHI (RUSSIA). – La fine del sogno di Russia ha le ali spezzate del suo angelo. Evgeni Plushenko non c’era a pattinare nemmeno l’ultimo tango, lasciando il ghiaccio di casa ad altri padroni. Il dopo zar si chiama Yuzuru Hanyu, 19 anni e gli occhi a mandorla arrivati da Sendai, la città che fu sede del ritiro azzurro ai mondiali di calcio nippo-coreani. La nuova stella del ghiaccio si è preso la scena che Sochi aveva preparato per Plushenko, ritiratosi prima del programma corto. E così l’oro olimpico finisce al collo del piccolo samurai, lustrini e lacrime, anche quando il punteggio – nonostante due cadute – lo mette davanti a tutti (280.09 il finale tra corto e libero). Prima Olimpiade, un bronzo mondiale, e primo titolo a cinque cerchi tra gli uomini per il Giappone. Niente da fare ancora una volta per il canadese Patrick Chan, 23 anni, tre mondiali vinti, mai un podio olimpico (a Vancouver fu quinto): la battaglia con il giovane Hanyu sulle note delle Quattro stagioni di Vivaldi (il giapponese aveva ballato uno struggente Romeo e Giulietta) non la vince chiudendo con 275.62. Dietro il vuoto, con il kazako Denis Ten che va a prendersi il bronzo. Una finale senza il patos che qui si attendevano, perché l’uscita di scena plateale e drammatica di Plushenko ha mandato in tilt un intero paese, scatenando liti e accuse. Sul banco degli imputati anche la moglie, regina del backstage, Yana Rudkovskaya che lo avrebbe spinto a trascinarsi fino a Sochi nonostante il male alla schiena e il ginocchio a pezzi. Tredici interventi subiti, tre nell’ultimo anno, troppo per potersi tenere ancora sospeso come un tempo tra ghiaccio e aria. Plushenko lo aveva capito che non ne aveva più, in allenamento era caduto su un quadruplo, la sua specialità. Il suo allenatore, Alexei Mishin, lo aveva detto: “Non deve continuare, altrimenti farà le paralimpiadi”. Lo zar dei pattini lo sapeva che con la schiena così rischiava anche la sedia a rotelle. Ma adesso in casa Russia è montata la rabbia, perché la finale olimpica di una delle discipline più amate qui è rimasta monca. “Lo potevamo sostituire, ad essere stati avvisati in tempo” dice il ministro dello sport. Eppure la macchina da soldi della premiata ditta Plushenko sembra voler andare avanti: a suon di show, non di Olimpiadi, perché voci maligne danno per certa la partecipazione del campione dei pattini a uno spettacolo tra non molti giorni dove magari non servirà il suo repertorio olimpico fatto della sequenza a brivido quadruplo e triplo Toe-loop e triplo Rittberger. Il presidente Vladimir Putin lo difende: “Ha veramente seri problemi fisici, ma ha portato la Russia a vincere l’oro a squadre”. Un’era è finita, e stavolta davvero. Il dopo Plushenko si chiama Hanyu, che nello zar ha sempre avuto il suo idolo da quando a 4 anni ha cominciato a pattinare. Ora vince, piange e si inchina. 

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